Etichetta: Ipecac
Tracce: 10 – Durata: 39:29
Genere: Rock
Voto: 9/10

Delle molte reunion che ultimamente sono apparese sulla scena, quella dei Faith no More è sicuramente tra le più attese. Vuoi per il carisma che la band di Roddy Bottum ha sempre avuto su un certo pubblico e vuoi anche per l’amara delusione ricevuta diciotto anni fa col debolissimo Album of The Year.
Ecco, diciamo immediatamente che Sol Invictus è davvero lontano da quell’album e concentra maggiormente il fuoco sulla riproposizione del sound che ha fatto dei FNM i paladini di un Hard Rock diverso, con pesante inserimento di tastiere e con la capacità di esprimere il verbo dell’Heavy in maniera artistica.
Arte, sì, questa è la parola giusta, perché da quando è entrato un intellettuale (pazzo scatenato) come Mike Patton, il percorso della band è stato proprio quello di inserire elementi di elegante innovazione sulle trame della musica ribelle per antonomasia.
Dunque, questi cinque cinquantenni hanno ancora le capacità per dare del filo da torcere alle giovani band, incluse quelle che ne hanno fatto un punto di riferimento? La risposta, signori miei, è sì! Sol Invictus è l’album perfetto che Faith no More dovevano fare per rientrare in scena con tutti i crismi. Non succede niente di speciale, non c’è un nuovo stile: gente come questa non ha bisogno di rinnovarsi proprio perché il loro metodo è ancora oggi il più rivoluzionario della scena.   Ci sono dieci canzoni, nemmeno una sotto il livello di eccellenza, con ripresa in pugno di un sound attribuibile a nessun altro, con la ritmica vorace e fulminante, con la voce di Mike Patton (il cantante con l’estensione vocale più alta dell’intero pianeta) che fa ancora una volta la differenza, lasciandoci a terra mentre strepita e sussurra, mentre conta i battiti cardiaci, i respiri e il numero di decibel cui può arrivare la sopportazione dell’orecchio umano.
Melodie pazzesche, crescendo imperturbabili, momenti di pathos assoluto e tanta, tantissima energia.
Insomma, se avevate paura di rimanere delusi dai Faith no More, mettetevi tranquilli: c’è talmente tanta roba in Sol Invictus da rimanere incollati al disco col mastice. La band non fa altro che rimettersi a suonare come se nulla fosse accaduto, come se 18 anni di assenza non fossero stati che l’unica possibilità per essere ancora così efficaci. La riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le pressioni del mercato fanno raramente bene alla creatività. Ci avranno messo anche 18 anni ma questi cinquantenni, senza fare sforzi, senza voler dimostrare alcunché, sono ancora i più grandi di tutti. Fate largo!

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