Respect, forse la canzone più famosa di Otis Redding, compie quest’anno cinquant’anni. Uscita per la prima volta nel 1965 all’interno dell’album Otis Blue, Respect era stata originariamente pensata da Redding per The Singing Demons ed aveva inizialmente l’andatura di una ballad. La band, però, non era molto convinta e abbandonò presto l’impresa. Così Otis decise di tenere il brano per sé e lo incise dopo aver lavorato con Steve Cropper per cambiare completamente l’arrangiamento. Visti i primi segnali, davvero incoraggianti, del successo dell’album, durante l’estate del 1965 la STAX/VOLT decise di pubblicare il pezzo come lato A un 45 giri che arrivò alla posizione n°5 della classifica R&B affascinando anche gli ascoltatori della radio che lo fecero entrare nella classifica Pop arrivando fino alla posizione n°35. Dopo l’exploit di I’ve Been Loving You Too Long di qualche mese prima, questo fece del giovane Otis Redding un’autentica superstar.
Ma Redding non sapeva ancora che, con quella sua canzone,  due anni più tardi Aretha Franklin avrebbe saputo fare ancora di meglio. Siccome il testo della canzone era considerato vagamente maschilista, in particolare nella frase che concludeva ogni verso (“But all I’m askin’ is for a little respect when I come home”) Aretha decise di interpretarlo, declinandolo al femminile, sapendo perfettamente che avrebbe fatto colpo sulle donne militanti che, proprio nella seconda metà degli anni ’60 cominciavano a chiedere parità di diritti.  Nonostante buona parte del testo rimanga identica a quella dell’originale, la versione di Aretha assume significati sociali davvero all’avanguardia per l’epoca. Ad aggiungere un po’ di pepe ci sono poi alcuni versi aggiuntivi che non avrebbero tardato a far parlare di sé. In particolare colpì il celebre

R-E-S-P-E-C-T
Find out what it means to me
R-E-S-P-E-C-T
Take care … of TCB*
Sock it to me, Sock it to me, Sock it to me, Sock it to me 

I cori magistralmente interpretati da Erma e Carolyn Franklin, sorelle di Aretha, rappresentano il particolare che fa la differenza. Di Carolyn è anche l’idea vincente dello spelling della parola del titolo (R-E-S-P-E-C-T ).
La versione di Aretha registrata nel febbraio del 1967 arrivò, tre mesi più tardi, al numero uno sia della classifica ufficiale USA che della classifica R&B di Billboard e nella Top 10 di tutte le altre classifiche del mondo. In Italia arrivò al numero 7.

* Il verso “Take care… of TCB”, spesso erroneamente riportato come “Take out, TCP” non era presente nella versione di Otis Redding ma l’autore lo inserì nelle sue esibizioni live avvenute dopo l’uscita del singolo di Aretha. La sigla TCB (Take Care of Business) era molto in voga nella cultura Afro-Americana negli anni 60 ma non molto conosciuta tra il pubblico bianco, spiegando in parte le errate interpretazioni, alcune riportate anche sugli spartiti originali.

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