Etichetta: Costello’s Records
Tracce: 8 – Durata: 32:47
Genere: Pop Rock
Voto: 7/10

Parados, nati come duo e evoluti presto in quartetto, sono una band milanese con una breve ma intensa gavetta. Nel corso dello scorso anno hanno cominciato a farsi sentire dal vivo, approdando al concorso SAE, all’interno del MI AMI Festival di Rockit, che li ha visti vincitori.
Il loro primo eponimo album è, per così dire, il trofeo ottenuto da quella vittoria ma sembra piuttosto evidente che la loro storia lo avrebbe contemplato ugualmente seppure non avessero vinto. Si tratta di un disco molto interessante che affonda le radici nelle preziose trame della canzone italiana (tanto quella sperimentale del primo Battiato, quanto in quella più leggera di Max Gazzè) ma con uno spiccato senso per la sperimentazione. Le otto canzoni del pacchetto si muovono con piacere in divere direzioni, senza mai temere di osare. La canzone d’autore del nostro Paese ha sempre avuto qualche esponente in grado di abbinare gli insegnamenti provenienti dall’estero con il gusto della musica leggera più classica, portando a lavori in grado di mettere d’accordo gli irriducibili esterofili con i puristi della tradizione.  Penso a Faust’o, Gino D’Eliso, Battiato, Umberto Palazzo, Morgan, Verdena… tutti artisti che hanno cercato di togliere il provincialismo alle produzioni di casa nostra.
Ora, Parados peccano ancora di qualche ingenuità ma sono già in grado, con otto piccole canzoni, di farci capire quanto alto sia il loro obiettivo.

Realizzato in totale autonomia, il loro disco è un bel campionario di potenzialità artistiche che evidenzia una certa passione per le architetture vocali di David Longstreth e si arricchisce con arrangiamenti poco consueti che, pur imbrigliandosi in qualche evitabile sovrastruttura -e qualche veniale pecca nell’intonazione-, trovano sempre il modo di uscire indenni diventando orecchiabili e contagiosi.
Un bel lavoro che la band sta promuovendo in un breve tour che, se capita dalle vostre parti, mi sento di consigliare.

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