Etichetta: PIAS
Tracce: 10 – Durata: 42:21
Genere: Elettronica, Pop
Voto: 8/10

Shedding Skin, terzo capitolo per Ghostpoet (al secolo Obaro Ejimiw), è un disco che ammorbidisce il linguaggio elettronico del musicista britannico spingendolo verso un pop (quasi) di consumo che non dimentica le stratificazioni sperimentali dei precedenti ed acclamati lavori.
L’autore dichiara tra le influenze gente come Tricky, Massive Attack e James Blake e, diciamo, rende evidente ognuna di queste ispirazioni elaborando una forma canzone tanto moderna quanto classica. Sparisce, di fatto, tutta la evidente elaborazione digitale in favore di composizioni che contemplano anche strumenti tradizionali come batteria acustica e chitarra elettrica (quest’ultima affidata a Paul Smith dei Maxïmo Park). A guadagnarci è senza dubbio la fruibilità che viene evidenziata in particolare da strutture tipiche della canzone pop: strofa, ritornello, bridge, sono nella maggior parte dei casi gli elementi portanti delle costruzioni. Bellissime le trame melodiche delle parti vocali (alcune offerte a featuring femminili come Nadine ShahLucy RoseEtta Bond), che si inseriscono con deliziosa eleganza nelle variazioni armoniche, e brillanti i crescendo che sono stati sviluppati in fase di produzione.
C’è una vena quasi Blues, manifestata da una spiccata nota malinconica, che accompagna quasi tutte le tracce, sebbene il livello di bpm sia molto spesso tenuto alto, in favore di scosse ritmiche che ci fanno tenere il tempo col piede.
Si potrebbe quasi parlare di Nu-Soul, se non fosse che questo termine ci porterebbe un tantino fuori strada, facendoci pensare erroneamente agli anni ’90. Shedding Skin è un disco incredibilmente moderno, dove anche la sequenza della scaletta ha un suo preciso compito, portando l’album a migliorare man mano che passano le tracce.
Già una volta gli è stato soffiato un Mercury Prize quando nel 2011, sia pure con previsioni tutte a suo favore, fu assegnato a PJ Harvey. Stavolta potrebbe essere l’occasione per risarcire Ghostpoet e dargli il riconoscimento che merita.
In Patria l’album è già un piccolo classico. Da noi è apprezzato da un nucleo sempre più ampio di estimatori. Pronto per l’estate, con la sua capacità di scorrere ad alto volume, Shedding Skin ha anche il pregio di mantenere sempre alta l’asticella dell’attenzione, con testi puntuali e ben congegnati che riescono a fare ulteriormente la differenza.

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