Etichetta: Mute
Tracce: 16 – Durata 54:44
Genere: Elettronica
Voto: 7/10

Che dietro a MG si celi Martin L. Gore non è più un mistero per nessuno. Il suo nuovo disco solista, però, è accreditato solo alle sue iniziali, così come se volesse evidenziare la sintesi globale che lo permea in tutte le 16 tracce che lo compongono.
Chi lo segue, al di fuori dei Depeche Mode, sa che il compositore britannico ama la ricerca del suono e sa anche che nelle sue scorribande all’esterno della band, preferisce dilettarsi con la sperimentazione molto più che con le sequenze melodiche. I brani dell’album hanno un fascino un po’ antico, quasi cinematico, quasi come se gli insegnamenti arrivassero da Wendy Carlos e dalle scritture stranianti fatte in favore del cinema di Stanley Kubrick.
MG non è un disco pop e somiglia vagamente a una collezione di “studi” alcuni inequivocabilmente destinati al lavoro per Delta Machine. Vi si riconoscono alcune soluzioni sonore e anche qualche progressione ritmica ma, a fare la differenza, c’è l’atmosfera generale che varia dal metallico al claustrofobico, in direzioni che tendono a creare panorami visuali con solo l’utilizzo delle sette note.
Oltre a Wendy Carlos, non è difficile farsi arrivare alla mente Vangelis, Clint Mansell e Hans Zimmer che sono, come Gore, musicisti provenienti dal pop in grado di creare un mondo a parte nel mondo delle colonne sonore e stupisce che la mente dei Depeche Mode non abbia ancora avuto l’opportunità di scrivere davvero per il cinema, dal momento che questo suo nuovo capitolo sembra la dimostrazione evidente delle sue capacita in tal senso.

Se un difetto c’è, in effetti, è quello di un disco che non concede troppo alla leggerezza, puntando piuttosto all’effetto evocativo col limite di esprimerlo unicamente con l’elettronica. Se, per fare un esempio sciocco, queste stesse composizioni venissero affidate ai Mogwai, probabilmente ne uscirebbero arricchite in modo da poter vivere di immensa grandezza. Capire se questo avrebbe o meno giovato ai brani è qualcosa che non potremo mai sapere. Ma poco importa: MG rimane un lavoro piacevole, che l’autore ha realizzato con passione e grande creatività.  

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