Nato sul finire degli anni ’80, l’Acid Jazz è un genere musicale che prende vita dall’esigenza di alcuni musicisti di avvicinare la musica afroamericana con quella da discoteca. in quegli anni, una delle derivazioni più popolari della House veniva definita Acid House e a sua volta prendeva ispirazione dalla musica psichedelica dell’Acid Rock e  del Funk Lisergico di Temptations e Sly Stone (anni ’60 e ’70).
A definirne la denominazione fu un impiegato dell’etichetta discografica Urban che intitolò Acid Jazz And Other Illicit Grooves una compilation che comprendeva brani fortemente ispirati dalla musica Jazz ma decisamente declinati alla pista da ballo. Ne facevano parte band come Galliano, Jalal e Night Trains e divenne in poco tempo un piccolo fenomeno discografico. Il genere non era affatto nuovo e musicisti come Herbie Hancock, Michael FranksStanley Clarke avevano spesso anticipato la tendenza di abbinare le improvvisazioni tipiche del Jazz con ritmi Funky, chitarre con Wha-Wha e organi elettrici indiavolati.

Complice una corrente musicale piuttosto florida, formata da musicisti pop affascinati dalle atmosfere anni ’50 (The Style Council, Working Week, Sade eccetera) l’Acid Jazz non faticò a farsi largo nel cuore degli appassionati più attenti che volevano musica divertente e ballabile ma concretamente intrisa di elementi che non fossero quelli banali della musica di consumo.  I Mods inglesi la elevarono a culto, al punto che molti musicisti, fino a quel momento conosciuti solo da una stretta élite di appassionati (per esempio The James Taylor Quartet) abbracciarono volentieri il marchio, diventando paladini del genere. La cosa funzionava talmente bene che uno dei più rilevanti discografici dediti al Northern Soul (Eddie Piller), capì che quella musica era la più richiesta dal pubblico che seguiva le sue produzioni e formò un’etichetta discografica che, a scanso di equivoci, chiamò proprio Acid Jazz Records licenziando a ritmo battente un numero sempre maggiore di  compilation a tema (Totally Wired). Attraverso questi dischi si fecero conoscere band come Brand New Heavies e Jamiroquai che, in poco tempo, raggiunsero le vette delle classifiche. 
L’esperienza di Piller fu di ispirazione anche per James Lavelle che, nel 1992 fondò un’altra fortunata etichetta chiamata Mo’Wax la quale, almeno inizialmente, produceva album fortemente inclini all’Acid Jazz per poi evolversi in una specializzazione nella musica elettronica e nella nascente scena Trip Hop.
Il marchio Acid Jazz continuò a funzionare per molti anni e molte band riuscirono a portarlo addirittura in casa Blue Note, dove da qualche tempo si cercava qualcosa che potesse svecchiare uno  dei marchi classici del Jazz tradizionale. il primo album degli US3 (Hands on The Torch) divenne immediatamente un simbolo del genere e pezzi come Cantaloop (ispirata direttamente a Cantaloupe Island di Herbie Hancock) o Tukka Yoot’s Riddim con un campione tratto da Sookie Sookie di Grant Green, divennero degli autentici successi.
Sebbene il calmore sia andato via via spegnendosi con il nuovo millennio, l’Acid Jazz continua a coinvolgere un nutrito numero di musicisti e di ascoltatori con ancora moltissime pubblicazioni a tema anche dalle piattaforme digitali di Deezer e Spotify.

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