Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 9 – Durata: 32:12
Genere: Art Rock, Indie Folk
Voto: 8/10

Cosmopoliti, i Pashmak, fanno base a Milano ma i componenti, oltre che dall’Italia, hanno origini iraniane e americane. Per produrre Let The Water Flow hanno avviato una raccolta di corwdfunding che ha raggiunto l’obiettivo in soli dieci giorni. Solo questo fa ben capire quante siano le persone che hanno dato loro fiducia. Ed è, a ben sentire, una fiducia molto ben riposta, dal momento che l’album è davvero qualcosa di molto bello.
Il loro nome si riferisce ad un dolce tipico iraniano che, da vedere, somiglia a un batuffolo di lana e significa letteralmente proprio “come lana”. Sono tutti giovanissimi, nati anagraficamente agli inizi degli anni ’90 e questo è il loro primo album, sèguito di un ottimo EP d’esordio, licenziato in autonomia tre anni fa. Le dichiarazioni della band, riguardo la loro proposta musicale, citano elettronica, folk e rock e, sebbene ci siano tutti gli elementi dichiarati, c’è davvero molto di più, vale a dire un linguaggio brillantemente personale. La lavorazione del disco è durata un paio di anni e la presentazione ufficiale è avvenuta in Germania con due date, una a Lipsia e una a Berlino. La scelta della Germania non è casuale, immagino, dal momento che la loro musica riesce a mescolare le atmosfere del vecchio Kraut Rock dei Neu! con le sperimentazioni elettriche dei Can, due nomi che sono tanto altisonanti quanto perfettamente in linea con il processo compositivo dei Pashmak.
Sono nove canzoni dalla durata tipica dei brani pop, tra i due e i quattro minuti con un paio di eccezioni che superano di poco i cinque, e tutte sorrette da una interessantissima timbrica vocale, quella del cantante Damon Arabsolgar. A volere a tutti i costi farsi venire in mente un progetto analogo, mi sento di poter citare i Minimal Compcat, sebbene, a ben sentire, le analogie si fermino all’origine cosmopolita dei componenti. Anche se ogni tanto affiorano delle linee melodiche mediorientali (Mata Atlantica) c’è sempre la capacità di portare tutto verso un suono più universale che non conosce confini ne barriere. Una musica internazionale e multirazziale che riesce nel compito difficilissimo, come sanno tutti coloro che scelgono di esprimersi col sacro verbo del Rock, di ottenere un suono inequivocabile.
I pezzi di Let The Water Flow vivono di contrasti prima ancora che di omologazioni, spaziano e si allargano per poi ritrovare una armonia contagiosa e ammaliante.
Per chi è sempre alla ricerca di cose nuove e poco inclini alle regole del mercato, qui c’è davvero di che fare una scorpacciata. il disco esce ufficialmente domani. Non fatevelo scappare! (Nel sito ufficiale trovate tutto)