Etichetta: Apollo
Tracce: 10 – Durata: 41:03
Genere: Pop Rock, Nu-Blues
Voto: 8/10

La voce di Nadine Shah l’abbiamo recentemente sentita in un featuring per l’ultimo Ghostpoet. Se però pensate che Fast Food sia un album anche solo vagamente assimilabile a quello di Obaro Ejimiw, siete fuori strada.
Immaginatevi, piuttosto, delle atmosfere riecheggianti il Gothic Rock di Siouxsie & The Banshees, sia pure declinate col gusto di PJ Harvey e di Nick Cave, ed avrete un’idea un po’ più chiara. Ma immaginate anche che questa non sia propriamente la sua cifra. Se avete ascoltato qualcuno dei suoi precedenti dischi, sapete che non è che si sia mai espressa con quel particolare tocco, se non in maniera decisamente marginale. Questa, dunque è una virata vera e propria verso un sound senza tempo che dal passato (sia suo che delle muse di cui sopra) attinge con estrema misura e sensibilità.
Sebbene molto spesso si senta la mano pesante delle sue passioni “dark”, c’è una delicata capacità di mettere firme indelebili in calce ad ogni spartito. A fare la differenza, su tutto, è la voce di Nadine che appare carica e densa di teatralità, mescolando l’impostazione con l’improvvisazione, in un misto perfetto di qualità e immediatezza. Difficile rimanere indifferenti a una espressione così fulgida.
La passione per il Blues, contraffatto dalla New Wave, e per le Murder Ballad da vecchia balera fumosa sono ben espresse in quasi tutti i numeri del pacchetto, per un disco che affascina ancora prima di ammaliare.
Dopo averlo sentito una volta rimane un retrogusto asciutto ma desideroso di essere alimentato dal sudore della nostra passione. Nadine Shah riesce nel compito ardito, in cui è fallita Anna Calvi, di riportare la canzone dolente, fortemente femminile e appassionata, nei territori oscuri dell’Indie Rock.
Le tracce son tutte talmente affascinanti nell’andatura che, inizialmente, ci si abbandona al suono della voce e degli strumenti (pochi) che l’accompagnano. Solo in un secondo momento ci si accorge anche dei testi che sono, pur senza particolari guizzi originali, tutti ben composti, aggiungendo quel sapore poetico che questo genere sicuramente impone.
Non proprio un ascolto da spiaggia ma un disco perfetto per sonorizzare momenti intensi delle nostre vite, cullati dall’angoscia suadentemente amara delle sue imprevedibili direzioni.

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