Etichetta: RCA
Tracce: 12 – Durata: 42:08
Genere: EDM, Pop
Voto: 5/10

Certo lo capisco benissimo che dopo attestati di stima (James Murphy e Daft Punk su tutti) così lusinghieri, il buon Giorgio Moroder abbia avuto voglia di riassaporare il gusto della classifica. Così, messo in moto un lavoro di pre-produzione col quale ha realizzato una dozzina di brani di sapore eterogeneo, ha optato per affidare tutto il resto a un team produttivo in grado di riempire il risultato di hype e di ospiti illustri. E gli ospiti ci sono davvero e sono davvero illustri: da Sia a Kylie Minogue, da Mikky Ekko a Britney Spears al servizio di brani di una qualità piuttosto nulla, nei quali il padrone di casa cerca di mettere assieme un campionario delle sue capacità, come a voler mettere i puntini sulle i a una storia che gli deve davvero moltissimo. Sì, perché Moroder, in materia di Disco Elettronica, ha inventato praticamente tutto. Non c’è stata una sola corrente della musica da ballo che non lo abbia chiamato in causa tra le ispirazioni. Dall’ElectroPpop all’ItaloDisco, dalla House alla Techno i suoi insegnamenti sono stati sempre dietro l’angolo. Lui, che dalla Disco ha cercato più volte di distaccarsi, dimostrando di essere un autore/produttore di larghe vedute, è anche l’artefice dei primi melting-pot a base di Rock (Blondie), Glam (Sparks) e Pop (Berlin), diventando, in occasioni tanto sporadiche quanto rinomate, produttore per gente come Japan, David Bowie, Freddie Mercury e Sigue Sigue Sputnik.
Apprezzo, dunque, l’ironia messa nel titolo perché quasi tutte le canzoni del pacchetto sono una sorta di Dejà Vu di altrettanti periodi della sua carriera. Il punto è che, sebbene i tempi sembrano maturi per un rientro così acclamato, il contenuto non arriva mai a livelli meritevoli di attenzione, apparendo vagamente telefonati e al limite della macchietta.
Moroder ha 75 anni (ne aveva 74 in fase di realizzazione del disco come si evince dall’autoriferita 74 is the new 24) e ci fa un sacco piacere sentirlo così sul pezzo, dimostrando di conoscere i nomi giusti da coinvolgere affinché il disco non raggiunga mai le sembianze di un patetico tentativo di rinascita. Ma, lo stesso, ci sono così poche idee da lasciarci inermi nel constatare quante invece ce se sarebbero potute essere.
Dejà Vu, probabilmente, riuscirà nel compito più importante di spingere le nuove generazioni ad informarsi su un personaggio (italiano!) che ha davvero fatto la differenza in materia di musica da ballo. Gli appassionati di EDM scopriranno un musicista illuminato con alcuni album (tre/quattro, non di più) talmente fondamentali da essere autentiche pietre miliari. Congiuntamente dovranno per forza riconoscere che ormai non ha più la stessa forza espressiva di un tempo e che certi pezzi del nuovo disco sono pallide riproposizioni di un passato glorioso finite con l’inciampare addirittura nel grottesco, proponendo una inutile cover di Tom’s Diner di Suzanne Vega (interpretata benissimo, va detto, da Britney Spears) in una sorta di goffa riproposta di ciò che negli anni ’90 fu una brillante intuizione di un oscura formazione denominata DNA.
A riuscire meglio sono senza dubbio le tracce che riportano in luce i famosi “sequencer” del periodo From Here to Eternity (74 is The New 24, La Disco) ma, anche in questo caso, il paragone non regge e qualsiasi traccia di allora fa impallidire queste nuove, sia per modernità che per gusto melodico.
Bentornato, Giorgio. Se ne avrai ancora voglia, prova a liberarti dall’ansia di prestazione. Sono certo che una bomba riesci ancora a farla scoppiare con la giusta forza. Stavolta non è andata.

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