Agostino Ferrari nasce in Nuova Caledonia a ferragosto del 1934 da padre italiano e madre francese. A causa degli eventi bellici, la famiglia si trasferì a Genova, città d’origine del padre dove rimase fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Agostino frequenta le scuole con ottimi profitti e, nel tempo libero, mostra interesse per il teatro, la pittura e la musica, tre ambiti nel quali, in futuro, proverà a cimentarsi con ottimi risultati.
Alla fine degli anni 50, entra come bassista in una formazione Jazz e con loro incide alcuni 45 giri prima che qualcuno gli facesse notare le potenzialità della sua voce. Fu qui che, dopo aver assunto il nome d’arte di Nino Ferrer, mise su una band Rhythm & Blues per cominciare costruire il personaggio che lo ha reso un’icona della musica leggera capace di abbinare le sonorità della musica nera con il Pop Rock inglese.
Le sue origini italiane lo porteranno spesso anche nel nostro Paese dove diventerà uno dei protagonisti della canzone giovane degli anni ’60.
Tra il 1967 e il 1970 sfornerà un successo dopo l’altro di cui i due più grandi sono legati a Agata, un vecchio tango portato al successo da un giovane Nino Taranto e riproposto in chiave moderna e, naturalmente La pelle nera, una canzone che affronta il tema delle discriminazioni razziali in modo leggero e coinvolgente.  Questi due titoli basteranno a concedergli sufficiente visibilità per portare in classifica canzoni orecchiabili e divertenti come Al telefono, Il Baccalà, Donna Rosa e Viva la campagna, partecipando anche per due volte al festival si Sanremo, nel 1968 con Il Re d’Inghilterra e nel 1970 con Re di cuori. L’interesse dei giovani per sonorità diverse e lo scarso successo proprio della canzone portata a Sanremo nel 1970, allontanerà Ferrer dalla musica leggera. Ritornato in Francia, si allontanò dalla TV e dagli eventi pubblici, continuando a realizzare album dalle caratteristiche più mature, con sonorità più jazzate e adulte. Nel 1975 otterrà un buon successo con la canzone Le Sud, oggi considerata un classico, e nel 1980 porterà in classifica La Carmencita, un pezzo che realizzò in totale autonomia a Montcuq dove s’era trasferito alla fine degli anni ’70 con la moglie Jacqueline Monestier.
Refrattario a partecipare a trasmissioni revivalistiche, a metà degli anni ’90 fa un parziale strappo a questa regola, partecipando a Roxy Bar di Red Ronnie che rimarrà la sua ultima apparizione alla TV italiana.
Ferrer ha lavorato anche col cinema, interpretando particine in qualche Spaghetti Western e in alcune pellicole francesi mentre la sua C’est irréparable appare in ben due celebri pellicole: nel film Tacchi a spillo di Pedro Almodovar c’è la versione cantata in spagnolo da Luz Casal con un indimenticabile Miglue Bosè in versione Drag Queen, mentre la versione originale sarà voluta da Bernardo Bertolucci per la colonna sonora di Dreamers – I sognatori. La versione italiana più famosa è sicuramente Un anno d’amore di Mina (che l’ha cantata anche in spagnolo e in turco).
Qualche giorno dopo la morte della madre, che viveva insieme a lui, per motivi ancora molto misteriosi, Nino Ferrer pone fine alla sua vita in modo drammatico, sparandosi un colpo con un fucile da caccia, il 13 agosto del 1998, due giorni prima del suo 64° compleanno.

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