Etichetta: Text
Tracce: 2 – Durata: 40:18
Genere: Elettronica
Voto: 7/10

Chi produce dischi con l’intenzione di venderli cerca spasmodicamente metodi per rendere interessante l’acquisto. Qualcuno lo fa con grafiche accattivanti e qualcuno con prestigiose edizioni in formati classici come il Long Playng. Four Tet, invece, ha scelto una via alternativa producendo un album con solo due brani dalle durate impegnative, di quelle che sicuramente scoraggiano l’ascolto “occasionale”, fatto dai canali di streaming che impongono regole all’approccio (chiamiamole) di frettolosità. Se trovi un pezzo di venti minuti, non ci si scappa: non puoi ascoltarne pochi minuti per fartene un’idea, devi metterlo a suonare, fermarti un attimo e lasciarlo andare fino in fondo, lasciandoti sorprendere dalle variazioni che esso propone. Morning / Evening è diviso in due parti che si propongono come l’una la versione antitetica dell’altra come il giorno e la notte o, per stare più sul titolo, come la sera e la mattina. Le due lunghe suite si presentano come due programmi musicali; sono mosse sostanzialmente dalle medesime intenzioni, partendo da un break ritmico e stratificando di suoni e di campioni fino ad ottenere un tema portante che viene condotto fino alla fine. Non sono, dunque, due piccoli programmi ma due veri e propri brani con le loro evoluzioni e le loro variazioni.
Morning è sinuosa e accattivante, soprattutto quando, a circa un minuto dall’inizio, entra una suadente voce indiana che si lascia avvolgere da sinuosi temi elettronici in grado di amplificare la sua natura eterea e quasi mistica. La voce rimane per tutta la durata del pezzo, interrotta, in varie occasioni, da punch-in ritmici complessi e contagiosi. Il tema musicale, che torna spesso, converge in sonorità quasi ambient perfette per accompagnarci alla seconda traccia, Evening, che sebbene inizialmente accenni a un groove ritmico simile a quello della prima traccia, lascia presto spazio a texture più oscure e placide, così come ci si aspetta da una musica che evoca l’imbrunire, portando il brano a una stratificazione più lenta ma altrettanto complessa. Nel gioco dei contrari che si attraggono, Evening, si trasforma (attorno al 15° minuto) in un battito quasi afro come se, in qualche modo, dovesse prima o poi ricongiungersi col mattino.
Kieran Hebden mette un bel tassello alla sua discografia con un album che avrebbe potuto realizzare solo lui, a dispetto di chi ancora insiste a credere che la musica elettronica abbia caratteristiche impersonali.

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