Etichetta: Interbeat
Tracce: 9 – Durata: 33:05
Genere: Pop, Italiana
Voto: 6/10

Dietro al (diciamo discutibile?) nick RoSyByNdY, si nasconde Luigi Piergiovanni, uno dei tanti coraggiosi discografici indipendenti italiani che ha avuto il merito di riportare su disco artisti di grande spessore (ma dimenticati dalla discografia ufficiale) come Fausto Rossi e Flavio Giurato.
A suo nome ha già pubblicato tre album e Alone è il quarto. Il titolo, così come amavano fare i cantautori “moderni” degli anni ’80 che evidentemente ama, ha una doppia chiave di lettura: Alone, in italiano “come l’alone di vita o di morte che ci circonda” e Alone, in inglese, come dichiarazione del metodo di lavoro con cui Luigi ha fatto tutto da solo (suono, missaggio, produzione e copertina).
Come dicevo, l’evidente passione per il cantautorato “new wave” degli anni ’80 (da Faust’O ai Decibel, da Ivan Cattaneo al Lucio Battisti dei “dischi bianchi”), ha sicuramente influito sulla scrittura di RoSyByNdY che cerca di riprendere alcuni stilemi della nostra canzone di quando provava, con eccellenti risultati, a misurarsi con quella proveniente dall’estero. Molto uso di elettronica, apparentemente analogica, e un gustoso innesto di elementi tipici del Rock.
I testi, tutti in italiano (impreziositi da qualche verso in inglese), impiantano scenari per lo più intimi, coinvolgendo le relazioni interpersonali e i dubbi esistenziali. Sono, canzoni adulte, virate con colori tenui e dense di atmosfere dolenti. Come i vecchi chansonnier che cercavano l’interpretazione prima ancora della tecnica, Piergiovanni si pone nudo davanti al microfono, esprimendo timori e paure con una mestizia talvolta toccante che però non sfocia mai nell’eccesso.
Alone non è certamente un disco che punta a finire in classifica. È piuttosto l’opera di un cantautore in preda ad una piena emotiva bisognosa di uscire. È più facile che queste canzoni entrino in noi piuttosto che il contrario. Sono talmente ricolme del suo autore da lasciare poco spazio per noi.
Nonostante questo non si tratta di un lavoro ostico, tutt’altro. Certe sonorità risultano effettivamente un po’ datate ma sembra evidente che si tratta una vera e propria scelta stilistica nella quale RoSyByNdY riesce a muoversi con evidente agilità. Se vi mancano gli anni ’80 meno sciocchi, quelli in cui era necessario fermarsi un attimo per ascoltare anche le parole, Alone è un disco che non vi deluderà.
A RoSyByNdY proviamo a strappare una promessa: per il quinto album, puoi accreditarti come Luigi Piergiovanni? Suona davvero bene. Credimi.🙂

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