Etichetta: dBpm / Anti
Tracce: 11 – Durata: 33:47
Genere: Pop Rock, Indie Pop
Voto: 8/10

Arrivato a sorpresa, Star Wars è il disco che i Wilco stavano preparando in gran segreto e che viene reso disponibile gratuitamente (in cambio di un indirizzo email) attraverso il sito della band. Dal momento che non si avevano notizie riguardo il seguito di The Whole Love, in molti hanno creduto che il disco messo a disposizione di tutti gratuitamente altro non fosse che un lavoro di risulta, una raccolta di provini da salvare o di scampoli scartati. E invece Star Wars è proprio il disco nuovo dei Wilco ed è un album che appare talmente a fuoco da rendere comprensibile la scelta di diffonderlo in maniera così urgente seppur apparentemente poco remunerativa.
Star Wars è un lavoro che Jeff Tweedy ha elaborato con efficace impellenza perché, una volta tanto, non cerca di nascondere le sue passioni esternandole, al contrario, in maniera talmente libera da farci comprendere quanto sia eccelsa la sua vena creativa. Sì, perché in questo giro i Beatles e i Pink Floyd appaiono quasi sempre come sottotesto, lasciando che ad emergere siano più che altro i Wilco.
L’album si apre in maniera bislacca (EKG), al profumo di art-progressive (un po’ King Crimson, un po’ Residents), per poi assestarsi su un pop psichedelico, tanto derivativo quanto fresco e moderno, in una miscela che riesce a far convivere due epoche e due strutture come solo il Prince di Around The World in a Day era riuscito a fare con altrettanta eficacia.
Ci sarà molto spazio per le critiche, perché il disco non ha sicuramente la stessa profondità intellettuale di capolavori consacrati come A Ghost is Born e A.M., ma saranno sicuramente critiche sterili di chi non riesce a vedere quanto sia importante l’ironia e la leggerezza nella creazione di opere musicali degne della nostra attenzione.
Star Wars è carico di piccole gemme orecchiabili, diamanti grezzi pronti per entrare in testa e farsi cantare a squarciagola ai prossimi concerti. Immaginatevi il paradiso della musica pop, dove John Lennon incontra Jimi Hendrix e decide di scrivere una canzone con lui cercando di imitare lo stile di Syd Barrett. Il risultato sarebbe di sicuro Where do I Begin. Se poi pensate a cosa potrebbero aver combinato i Pink Floyd se al posto di Dave Gilmour fosse arrivato Colin Newman, vi trovereste per le mani qualcosa di molto simile a Magnetized.
Insomma, come dicevo, si tratta di un lavoro pieno di ispirazioni e di ispirazione, con la band in stato di grazia immersa in un suono magnificamente sporco e sgraziato tale da farci prendere una boccata d’aria fresca in un panorama laccato e inutilmente patinato.
Gratis, ancora per un po’, dal sito ufficiale, da dove si può anche preordinare la versione fisica in CD o in LP.