Muzak è un termine, passato un po’ di moda, nato per definire un genere musicale di poche aspirazioni, creato unicamente allo scopo di sonorizzare gli ambienti senza recare troppo disturbo e limitando l’imbarazzante silenzio che regna in alcuni di essi. Si tratta di una musica leggera, solitamente strumentale, composta da melodie elementari e orecchiabili che possono essere ripetute continuamente in modo discreto. Le dinamiche vengono ridotte al minimo, eliminando all’eccesso le variazioni e creando una sorta di sottofondo non invadente e vagamente piacevole. 
Per il suo utilizzo in classici “non-luoghi”, molto spesso la Muzak viene catalogata anche come Musica Lounge. In inglese la parola Lounge significa letteralmente “atrio” ma viene usata comunemente per definire le sale d’attesa che sono il “non-luogo” per antonomasia, quello in cui l’unica attività è, appunto, quella di attendere il proprio turno.
In voga nel decennio degli anni ’50, con strascichi in quello successivo, il mercato della Muzak ha conosciuto interpreti di grande valore che alternavano, ad una produzione personale e riconosciuta, un’attività proficua nell’ambito della sonorizzazione d’ambienti. In quei tempi ci fu una produzione enorme dovuta alla massiccia richiesta di composizioni specifiche per la  “musicalizzazione” di spazi pubblici. Piscine, spiagge, navi da crociera, aerei di linea, hotel, aeroporti, uffici, ospedali e ascensori venivano inondati da suoni delicati, lievi melodie e ritmi soffusi che avrebbero creato un movimento unico e irripetibile. 
L’origine del nome Muzak deriva dalla Muzak Holding, la casa editrice che per prima si occupò di commissionare e distribuire quella che fino ad allora veniva definita Elevator Music (Musica per Ascensori, in italia). In profonda crisi da molti anni, nel 2010 Muzak Holding è stata oggetto di un provvedimento della U.S. Bankruptcy Court volto a farla emergere ufficialmente dal fallimento. L’iniziativa servì a riallineare la struttura aziendale in tre differenti unità specializzate: Muzak Media, Touch (a Muzak Co.) e Muzak Systems che avrebbero dovuto distinguere i contenuti editoriali spingendosi perfino nei campi della nuova tecnologia. 
Le sue sorti però erano evidentemente già scritte e nel 2011 il brand e il catalogo di Muzak Holding fu venduto alla Mood Media che, tra i suoi piani editoriali ha anche quello di ritirare il marchio Muzak dal mercato. Una decisione probabilmente sofferta ma dovuta all’accezione negativa che il termine ha assunto tra la fine degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70. La tendenza a screditare il termine fu talmente amplificata (in particolare dai giovani musicisti pop rock) che alla Muzak si cominciò ad associare qualsiasi composizione di bassa lega. La denominazione originaria cominciò ad essere talmente inopportuna da decretarne il definitivo declino. Già negli anni ’70 la produzione cominciò ad assottigliarsi, lasciando che le sale d’aspetto venissero inondate dai suoni più generici delle radio o della filodiffusione.
In tempi recenti c’è stata tra i cultori, una grande riscoperta di quelle storiche registrazioni ma, proprio a causa della difficoltà di debellare tanto discredito, è più comune sentirla catalogare più semplicemente come Easy Listening o Lounge. 

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