Etichetta: Universal
Tracce: 13 – Durata: 59:40
Genere: Rock
Voto: 8/10

Qualche mese fa è girata in rete una voce che s’è rivelata presto una bufala. Diceva che, per il secondo volume di Endkadenz, i Verdena avevano realizzato una versione “pulita” del suo eponimo primo volume. Io, non solo ci sono cascato con tutte le scarpe ma, devo confessarlo, avevo accolto la notizia con somma gioia.
Tutta questa smania di “noise” comincia a mostrare la corda, soprattutto quando dietro ci sono canzoni tanto belle. Un concetto che avevo espresso anche in sede di recensione del Vol.1 e che ora mi sento di riproporre perché mi sembra una specie di copertina di Linus per trincerarsi dietro una coltre “indie” di cui queste canzoni non hanno alcun bisogno, anche in virtù del fatto che, se incidi per Universal, di “indie” hai ben poco.
Ma, al netto delle mie idee di “suono”, di Endkadenz Vol.2 bisogna parlare bene, e così perfino del fatto che l’album sia stato pubblicato in due soluzioni, lasciando in mezzo una pausa lunga otto mesi. 
L’imposizione, totalmente a carico della Universal, è sicuramente il miglior veicolo per permetterci di gustare coi tempi giusti questa enorme quantità di canzoni (poco meno di due ore in totale) che altrimenti avrebbero corso il rischio di diventare sovrabbondanti.
Lasciando stare tutte le sfrenatezze comportamentali del trio, con atteggiamenti discutibili abbondantemente narrati nelle cronache dei loro più recenti concerti, da queste parti ci si limita ad ascoltare l’album per trovarlo un lavoro degno dell’hype che lo accompagna. Le canzoni riescono a muoversi su terreni distrattamente pop, evocando i soliti grandi nomi (che continuano a spaziare da Lucio Battisti ai King Crimson. E trovatemi un’altra band in grado di farli sembrare così affini) e riempiendo le tracce di anima e corpo, come se le note uscissero liberamente da rubinetti applicati a chitarre e batteria.
Rimessi assieme, i due Endkadenz, mostrano la loro totale linearità, mettendo in evidenza, oltre allo stato di grazia del trio di Albino, una efficacissima coerenza nell’esprimere la loro natura univoca che, a quanto si dice, in una futura ristampa tornerà a compattarsi nella configurazione di doppio album.
Rispetto al primo, questo volume 2 riceve su queste pagine un voto in più e il merito è quasi totalmente di una maggiore facilità di fruizione. Troviamo meno spigoli, meno asperità e, soprattutto, compare un brano destinato a diventare un classico del rock italiano (Walz del Bount) per la sua capacità di abbracciare i sentieri della canzone d’autore, sbrigliandosi tra parole un po’ meno bislacche del consueto e sbizzarrendosi in cambi di tempo che ne alleggeriscono lo svolgimento portandoci alla fine di un’ora di bellissima musica di casa nostra.
Sì, c’è sempre quella noiosa tendenza a sporcare il suono in modo artificiale e sebbene non riesca affatto ad abituarmici, rimane inequivocabile la destrezza con cui Alberto, Luca e Roberta riescono a confezionare una musica italiana di valore inestimabile.

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