Artista: David Bowie
Etichetta: RCA Victor
Anno: 1977

“Heroes”, secondo capitolo della “Triologia berlinese” (assieme al precedente Low e al successivo Lodger) è anche l’unico ad essere stato registrato effettivamente a Berlino. La sua caratteristica più distintiva è quella di essere un album fondamentalmente improvvisato, nato in studio, man mano che le session progredivano. David Bowie si mise al lavoro su “Heroes” poco dopo aver terminato i missaggi di Low e, in questo senso, sono in molti a identificarlo come il suo logico proseguimento.
I membri della band erano Dannis Davis alla batteria, George Murray al basso, il fidato Carlos Alomar alle chitarre più due special guest, fondamentali per la compattezza del suono, come Brian Eno e Robert Fripp. Se il primo seguì passo passo tutta l’operazione di creazione, contribuendo in modo massiccio all’applicazione delle tessiture elettroniche, il secondo arrivò di corsa dagli Stati Uniti agli Hansa Tontudios di Berlino (Ovest) dove aggiunse le sue parti (frippertronics guitar) in un solo giorno.
Queste due presenze, sia pure ingombranti data la forte personalità musicale di entrambi, Bowie riuscì ad adattarle al progetto per evitare che succedesse il contrario. L’intenzione primaria, durante la fase creativa, era quella di realizzare qualcosa che avesse realmente un sapore tedesco e l’autore passò molto tempo a studiare le registrazioni dei gruppi locali rendendo palese omaggio a due dei più importanti: Il titolo dell’album è un dichiarato omaggio a Hero dei Neu! mentre è proprio Florian Schneider dei Kraftwerk ad aver ispirato il brano V-2 Schneider che apre la facciata B. 
In tutto questo era precisa intenzione di far emergere dalle note del disco la cupa atmosfera che in quegli anni si respirava nella città tedesca con l’incombenza del Muro, simbolo inquietante della Guerra Fredda. Proprio per sottolineare la crudeltà della città divisa in due, Bowie ambientò la storia d’amore della title track proprio ai piedi dell’orribile Muro.
“Heroes” fu la prima canzone che venne incisa ma rimase allo stato strumentale fino all’ultimo giorno quando Fripp aggiunse le sue parti di chitarra e Bowie riuscì finalmente a completare il testo. Le virgolette presenti nel titolo furono aggiunte intenzionalmente per sdrammatizzare il concetto di eroe che altrimenti sarebbe risultato un tantino ridondante nel testo della canzone.
Come già era accaduto per il precedente Low, anche “Heroes” presenta alcune tracce strumentali dalle caratteristiche introspettive ed oscure (e dove la collaborazione di Brian Eno appare più evidente). Sono tre brani collocati al centro della facciata B (Sense of Doubt, Moss Garden e Neuköln) che accentuano l’intenzione Kraut dell’opera rimanendo comunque strettamente legati alla feconda matrice compositiva di Bowie. Il compositore americano Philip Glass, proprio partendo da queste tre composizioni, realizzò una riscrittura orchestrale dell’intero album confluita nella sinfonia “Heroes” Symphony del 1996.
Uscito quando in Inghilterra si cominciava a parlare prepotentemente di New Wave, la RCA lanciò “Heroes” accompagnandolo con una campagna pubblicitaria che recitava: “There’s Old Wave, there’s New Wave ad there’s… David Bowie” a sottolineare l’unicità (per altro riconosciuta e apprezzata anche dalle generazioni di nuovi musicisti) di uno dei maggiori autori della musica pop del XX secolo.
La foto della copertina, dichiaratamente ispirata al dipinto Roquairol di Erich Eckel, è opera del maestro della fotografia giapponese Masayoshi Sukita che scattò molte altre foto prima di scegliere quella definitiva, diventata un autentica icona del Rock’n’Roll, riutilizzata dallo stesso David Bowie per il concetto grafico legato al suo album del 2013, The Next Day.
“Heroes” fu accolto molto bene sia dalla critica che dal pubblico che lo portò fino alla posizione numero 3 della classifica ufficiale di vendita del Regno Unito e in posizioni di rilievo anche in quelle del resto del mondo.

.
[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=brEGsP4G5uk%5D