Etichetta: Bella Union
Tracce: 9 – Durata: 44:56
Genere: Dream Pop
Voto: 8/10

Confezionato (nelle prime copie) in una adorabile copertina vellutata, il nuovo disco dei Beach House, è un piccolo condensato di grazia.
Depression Cherry, ancor più (e meglio) del bellissimo Bloom, mette a fuoco le capacità evocative del duo di Baltimora, senza eccessive spinte sperimentali ma, al contrario, basandosi proprio sull’unicità di un suono che diventa sempre più riconoscibile ad ogni uscita.
Ciò non significa, però, che l’album sia privo di ricerca e di concept, tutt’altro: Victoria Legrand e Alex Scally hanno lavorato alla scarnificazione della loro musica, aggiungendo luce e arrotondando gli spigoli al fine di adornare di eleganza e credibilità nove brani superbamente confezionati. 

Un lavoro egregio di produzione è applicato a ognuna della tracce che vive in modo autonomo come fossero tutte delle piccole suite oniriche di deliziosa orecchiabilità.
Quasi come se fosse stata effettuata un’operazione scarnificante di canzoni molto più complesse, quello che rimane è solo l’essenziale purezza delle note, con strumenti (elettronici) che non si fanno mai invadenti, pur tuttavia senza apparire sguarniti o piccini. 
Sono minimi (ma immensi) accorgimenti che portano i brani verso una incantevole teatralità, difficile da riscontrare nella musica dei nostri giorni.
Vicini a volte alle grevi ballate dei Blue Nile ma anche alle più toccanti atmosfere dei Blonde Redhead, Beach House dimostrano di conoscere ogni pertugio delle proprie capacità, riuscendo a rendere efficacemente easy anche delle tintinnanti litanie che, in mano a chiunque altro non saprebbero essere altrettanto credibili ed efficaci.

Bellissima la scelta dei suoni, dalle vecchie drum machine fino ai tappeti di un gorgogliante vecchio Moog, che servono a raccogliere le incursioni vocali nella maniera più docile e meno invadente possibile.
La magia del disco è quasi tutta dovuta a questa capacità, acquisita in anni di formule e di esperienza, di mescolare l’alto col basso, l’opaco col brillante, producendo musica leggera e facendola sembrare coltissima. 
Un delicato, rassicurante viaggio che sa portarci in altri mondi ma tutti bellissimi. Sicuri e sereni della convinzione che alla fine ci riporteranno a casa sani e salvi.

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