Con il termine Batteria, in ambito musicale, si considera uno strumento composto da tamburi e piatti concepito per essere suonato da un unico esecutore.
La sua origine risale alla metà del XIX secolo sebbene il suo riconoscimento nella musica popolare sia arrivato attorno al 1920, grazie al riscontro ottenuto dalle prima formazioni Jazz da sala. In effetti gli strumenti a percussione come piatti e tamburi erano già ampiamente utilizzati in musica ma fu proprio l’esplosione del Jazz a far nascere l’esigenza di ridurne lo spazio. Fino ad allora le Marching Band che si esibivano in corteo lungo le strade di New Orleans, prevedevano un esecutore per ed ogni elemento ritmico così qualcuno cominciò a immaginare un kit che permettesse ad una sola persona di tenere il tempo. Non c’è un vero e proprio “inventore” per la Batteria: è uno strumento che è evoluto nel tempo, con molti tecnici e musicisti fondamentali per la sua storia. Facciamo qualche nome: Dee Dee Chandler, nel 1894, fu il primo percussionista ad usare più strumenti da solo. Nel 1909 William Ludwig brevettò il prototipo di pedale per grancassa. Fino a quel momento, come suggerisce il suo nome originale (Kick Drum) era suonata direttamente con il piede. Nel 1910 nacquero le spazzole, rivoluzionaria alternativa alle bacchette, mentre per avere il primo hi-hat a pedale si dovrà attendere il 1925, sebbene un prototipo ancorato alla grancassa fosse apparso già nel 1920.
Due modifiche fondamentali, che hanno portato all’attuale configurazione, sono le pelli sintetiche arrivate nel 1950 e la creazione di fusti più profondi nati per far fronte alla diffusione globale del Rock’n’Roll, sul finire degli anni ’50.
La struttura base, nei kit odierni, prevede la grancassa, il rullante, uno o più tom tom (detti più semplicemente tom) e un floor tom (detto anche timpano), l’hi-hat (che da noi in Italia viene chiamato charleston) e uno o più piatti, che possono avere timbri diversi a seconda della dimensione e che vengono comunemente definiti con nomi evocativi ed onomatopeici come crash, splash, china. A questa “base” oggi è possibile aggiungere tamburi e percussioni a piacere a seconda delle esigenze di ogni musicista.
Le prime apparizioni di Batteria in Italia sono degli anni ’30 ma verrà riconosciuta ufficialmente come strumento solo dopo il secondo Dopoguerra quando cominciavano ad affermarsi anche da noi band americane e batteristi come Gene Krupa e Buddy Rich.
Anche i Conservatori, da qualche anno, hanno aperto dei corsi di jazz di I e II livello nei quali è previsto lo studio della batteria.