Etichetta: Smiley Miley Inc.
Tracce: 23 – Durata: 92:09
Genere: Alt-Pop
Voto: 8/10

Che Miley Cyrus fosse un personaggio con una smania estrema di distaccarsi dai passati disneyani così come dalle limitazioni del mercato mainstream è cosa nota. La sua mossa, di realizzare un disco mastodontico (un’ora e mezza!) chiamando a corte Wayne Coyne e i suoi The Flaming Lips, sembra dunque l’uovo di Colombo. Miley sembra volerci dire che non ci sta ad essere confusa con tutte quelle starlette senza arte né parte che popolano le classifiche di mezzo mondo e si impone prepotentemente come l’anti-diva perfetta.
Miley Cyrus and Her Dead Petz, dietro ad un’apparenza di passo più lungo della gamba, nasconde un intento molto nobile ovverosia quello di dimostrare che è ancora la commistione tra pop e ricerca a generare i risultati migliori.
Il disco, almeno per il momento, è distribuito solo in versione digitale e questo è forse il suo principale limite. Il formato fisico avrebbe costretto a un maggior lavoro di cesello, tagliando gli eccessi per tenere solo i momenti più significativi ma, per il resto, deve essere accolto con una certa dose di entusiasmo. 

Le canzoni agiscono in maniera molto spontanea, dimenticandosi quelle regolette un po’ fastidiose che accompagnano la fase di confezione di un album e si manifesta con una libertà espressiva sicuramente vincente.
La collaborazione con The Flaming Lips, poi, è davvero azzeccata perché nessuno dei due mondi sembra a disagio con prospettive e intenti solo apparentemente distanti. Anzi, a dire la verità, in quelle occasioni in cui viene fuori meglio  la disarmonia tra le musiche sbilenche di Coyne e la voce suadente di Cyrus, si ha l’impressione che il lavoro in studio sia stato molto coinvolgente per un risultato che, facendo di necessità virtù, riesce a prendere le distanze da qualsiasi cosa ci si potesse aspettare da una collaborazione come questa.
In definitiva Miley Cyrus and Her Dead Petz è un disco molto interessante che pone l’ex Hanna Montana su un piano diverso da quello cui molti suoi seguaci erano abituati a vederla. In fondo, dato il suo successo e la credibilità di cui gode ai piani alti delle Major, avrebbe potuto fare un disco senza preoccuparsi troppo del lato artistico, avrebbe potuto chiamare Pharrell Williams o Calvin Harris e assicurarsi il numero 1 nella prima settimana di uscita. Invece sceglie i paladini della musica indie e della libertà espressiva, famosissimi nell’ambiente underground ma non sicuramente delle superstar, per realizzare qualcosa che non era facile prevedere. Poi, certo, c’è troppa roba e pian piano vengono fuori le magagne ma… una volta identificate e isolate, rimane un disco con un carattere strabiliante che in un momento come questo possono permettersi in pochi.

(il disco è in streaming completo nel sito ufficiale)

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