Etichetta: XL Recordings
Tracce: 10 – Durata: 34:49
Genere: Pop, Elettronica
Voto: 7/10

Lorely Rodríguez nasce artisticamente come Web-Artist grazie a brevi video (circa un minuto ciascuno) pubblicati su YouTube e Vimeo nel corso del 2012.
Poi, si sa, quando c’è talento e un concetto forte, il resto viene da sé. E infatti, l’idea di adottare un moniker accattivante come Empress Of da inaugurare sulla copertina di un vero e proprio singolo (Champagne) arrivò in tempi brevissimi. Non solo: Champagne fu accolto talmente bene nell’ambiente che l’uscita del successivo EP Systems si configurò come un immediato minor hit, capace di portare l’autrice ad aprire concerti per gente come Jamie Liddell, Jungle e Florence + The Machine.

Come a dire una che ha fatto i passi giusti per bruciare le tappe ed accorciare la gavetta fino ad arrivare al primo album su XL Recordings carico di aspettative.
Forte di un’immagine “originale”, Lorely ha fatto della sua presenza sul Web un veicolo promozionale perfetto. Me, il suo primo album, non nasconde grandi ambizioni e, per dirne una, esce con l’autrice in copertina intenta a omaggiare dichiaratamente Patti Smith
Su questo nome, però, devo mettervi in pausa: Me non c’entra nulla con il rock underground della poetessa di New York; qui c’è più elettronica, una musica più direttamente pop e adolescenziale ma non si possono escludere certe analogie. I testi, per esempio, hanno un ruolo rilevante sia pure adattandosi a un tema, quello delle tribolazioni d’amore, abusato e scontato.
Empress Of riesce a mettere insieme le parole con grande naturalezza e l’abbinamento con la musica, una sorta di Hip Hop virato Soul, ma di colore bianco come il latte, appare naturale e sinuoso. La capacità di farle sembrare pagine sghembe del diario di una giovane donna in preda alle prime smanie sentimentali è sorprendente perchè Rodriguez sembra incapace di mettere filtri e si esprime davvero in maniera verace, così come fosse al cospetto di una confessione fatta all’amica del cuore. Musicalmente l’album segue la stessa scia emozionale e chi ascolta viene trasportato in un circolo di sensazioni che somigliano a quelle evocate dalla musica di Frank Ocean.

Empress Me risulta ancora un po’ fuori fuoco, come a dire che si percepiscono benissimo le sue ispirazioni (Björk, la prima Kate Bush ma anche BeyoncéMadonna) ma manca una sua cifra distintiva che però è talmente dietro l’angolo da immaginare la sua esplosione nel giro di poco tempo.
Di sicuro siamo al cospetto di qualcuno con idee chiarissime e un talento piuttosto marcato che non teme di aggiungere un po’ di sperimentazione alla rassicurante misura della musica pop. Sfrenatezze pop-glitch, fiati sintetici e cambi di rotta improvvisi sanno portare l’ascoltatore su una pista da ballo che, come in un sogno umido, si tramuta all’improvviso in un bosco silenzioso.
Se ne sentite parlare come della Next Big Thing, prendetela con le pinze ma, allo stesso tempo, date una chance a questo disco perché esordi di questo tipo non si sentono tutti i giorni.

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