Il sistema Synclavier, prodotto dall’americana New England Digital Corporation di Norwich, Vermont, è stato uno dei sintetizzatori digitali più utilizzati nell’arco che va tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per merito del fortunato abbinamento con un campionatore polifonico e un sequencer che consentiva di produrre musica, utilizzando un’unica workstation.
Il primo modello, detto Synclavier I, messo in commercio nel 1978, vantava campionamenti da 100 kHz archiviati in grandi dischi magneto-ottici e mandò in sollucchero molti produttori discografici che videro in esso una autentica rivoluzione. Con l’arrivo del Synclavier II all’inizio del 1980, sviluppato con la collaborazione del musicista e produttore Denny Jaeger arrivò la sintesi sonora basata sulla Modulazione di Frequenza (FM) che venne combinata al modulo campionatore attraverso un’interfaccia che ne consentiva l’utilizzo in tempo reale. Una modifica che migliorò ampiamente la gamma sonora del sistema al punto da diventare tratto distintivo di alcuni produttori. Tra loro, sicuramente il più influente fu Mick Thorne che lo usò per creare un sound innovativo e inconfondibile nella confezione di album per Soft Cell, Nina Hagen, Wire e Bronski Beat.
Gli ulteriori modelli (denominati semplicemente Synclavier) continuarono a perfezionare lo strumento fino ai primi anni ’90, quando NED interruppe la produzione. Nel corso degli anni il Synclavier venne integrato da molte novità tra cui vale la pena segnalare la tastiera “pesata”, che si differenziava da quella on/off dei normali elettrofoni posti in commercio fino ad allora e conferì al suono una maggiore naturalezza, e il primo sistema di campionamento a 16 bit su disco magnetico evoluto nel primo campionatore polifonico della storia, con frequenze superiori a 100 KHz.
Con un prezzo di vendita di circa 200.000 Dollari dell’epoca che lo rese inaccessibile a molti musicisti, lo strumento della NED diventò imprescindibile negli studi di registrazione, configurandosi come il principale concorrente del Fairlight CMI.
Negli anni in cui venne prodotto non esistevano Personal Computer in grado di interfacciarsi con strumenti musicali. A dire il vero non era proprio noto il concetto odierno di computer domestico, che avrebbe iniziato la sua diffusione capillare solo negli anni ’90, sicché il Synclavier veniva venduto già assemblato e ready-to-use. Processore, schede audio di ingresso e di uscita, memoria e supporti elettronici di immagazzinamento erano sviluppati ed assemblati direttamente dalla casa produttrice così come, naturalmente, tutto il software che lo gestiva. Per quegli anni questo fu un lavoro davvero enorme e all’avanguardia, talmente che le funzionalità di operazione in real-time del software e dell’hardware del Synclavier vennero utilizzati anche in campi estranei a quello musicale come ad esempio nella ricerca medica e in una delle prime reti informatiche americane, testata dall’Università di Dartmouth.
L’evoluzione della musica elettronica e le attuali possibilità di utilizzare un qualsiasi computer domestico per ottenere le stesse funzionalità di uno strumento così sofisticato hanno convinto la casa produttrice a interrompere la produzione nel 1993. La giapponese Fostex ha acquistato il marchio Synclavier e buona parte dei progetti originali.

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