Il caso del Clan Celentano è piuttosto singolare perché rappresenta, per l’Italia, il primo tentativo di un giovane cantante di operare in autonomia, fuori dai meccanismi imposti da un mercato discografico in grande espansione. Siamo negli anni a cavallo tra i ’50 e i ’60 e Adriano Celentano è l’autentica stella nascente della canzone italiana. Tra i primi a guardare oltre i confini nazionali alla ricerca di un sound nuovo, incise una manciata di dischi per la casa discografica Jolly la quale, senza molti scrupoli, sfruttò la fama di Celentano abusando della manciate di canzoni di cui avevano le edizioni ristampandole in continuazione, cambiando ordine o copertina, riconsegnando al pubblico un’immagine distorta dell’artista. Così, confrontatosi con altri colleghi come Ricky Gianco (che stava vivendo analoghi trattamenti dalla Dischi Ricordi) e ad amici come il paroliere Luciano Beretta e il musicista Micky Del Prete, decise di investire il cospicuo gruzzoletto ottenuto coi successi iniziali e costituire una società che fosse Casa Discografica, Agenzia, fucina di talenti e vero e proprio punto d’incontro per musicisti e artisti sulla falsariga (dichiaratamente) del Rat Pack di Frank Sinatra.
Nella sua attività principale la Clan si configura come l’etichetta indipendente più longeva d’Italia con un’attività che supera i cinquant’anni. L’atto di nascita ufficiale fu firmato il 19 dicembre del 1961 con capitale sociale di 900.000 lire e sede in via Zuretti a Milano. Nel marzo del 1965 venne spostata in corso Europa 5 (in seguito sede di MTV Italia) che sarà l’indirizzo dove sarebbe rimasta più a lungo.
Inizialmente la distribuzione dei dischi Clan fu affidata alla Ri-Fi che se ne occupò fino al 1968 (serie ACC); successivamente toccherà a Messaggerie Musicali (1969-1973 serie BF), CGD (1975-1995 serie CLN), BMG (1995-1996), RTI Music/Canale5 (1996-1999), Sony Music (1999-2009) e dalla Universal Music dal 2010 ad oggi.
Nell’ottica dell’azienda a gestione familiare, il primo direttore del Clan fu Alessandro Celentano (fratello di Adriano) fino al 1972 e poi dal 1976 al 1981. Tra il 1972 e il 1976 lo sostituì  Corrado Pintus, zio di Claudia Mori e poi, dal 1981 ad oggi Claudia Mori stessa.
Il primo disco ad uscire con la storica label multicolore dellla Clan fu Stai lontana da me, cover di Tower of Strength che Burt Bacharach scrisse per Gene McDaniels e che in Italia, per molti anni, fu conosciuta solo per la versione di Celentano, con testo italiano di Mogol.
Per lanciare i cantanti del Clan, Celentano sfruttò la sua immensa popolarità, per esempio accettando di fare concerti (al tempo si chiamavano “serate”) solo se veniva ingaggiato anche uno dei suoi artisti, al primo Cantagiro dopo la costituzione della Società, nell’estate del 1962 finse di sentirsi male unicamente per consentire a Ricky Gianco di esibirsi al suo posto, in TV accettava di partecipare a trasmissioni solo quando poteva portare sé Don Backy, i Ribelli o Guidone
Per il lancio di Milena Cantù, nel 1964, ebbe anche l’idea di inventare un personaggio misterioso, La ragazza del Clan, la cui identità sarà svelata solo dopo molti mesi, amplificando la curiosità dei fan anche con il lancio di una canzone dei Ribelli intitolata Chi sarà la ragazza del Clan?.
Fu un primo efficacissimo trucco di marketing attuato da una casa discografica italiana a  dimostrazione della conoscenza del funzionamento dei media che Adriano aveva sicuramente imparato da qualche collega oltre oceano. Il risultato fu che Milena Cantù raggiunse il miglior risultato della sua intera carriera con 500.000 copie vendute del 45 giri inciso sotto falso nome.

Uno dei “casi” più intricati e mai risolti della discografia italiana riguarda proprio il Clan Celentano e la storica rottura con uno degli artisti più prolifici del roster, Don Backy, in seguito alla quale l’etichetta accuserà un duro colpo che ne cambierà fondamentalmente l’assetto, interrompendo la produzione di nuovi talenti e licenziando praticamente solo dischi di Adriano Celentano e qualche 45 giri di Claudia Mori. Un’attività che, comunque, prosegue fino ai giorni nostri e, grazie al potere commerciale dei dischi del Molleggiato, gode di ottima salute.