Etichetta: Ma.Ra.Cash Records
Tracce: 5 – Durata: 42:57
Genere: Progressive
Voto: 7/10

Che il progetto Marchesi Scamorza abbia un suo rigore è fuori da ogni dubbio. Il quintetto ferrarese mette in scena una (ri)proposta filologica ed efficace di quello che fu il verbo italiano del Progressive Rock. Un verbo che – gli intenditori lo sanno bene – non ha nulla da invidiare a quello dei colleghi britannici per via di un linguaggio sicuramente autoctono. I nomi di riferimento si sprecano e vanno, obbligatoriamente, da Premiata Forneria Marconi a Banco del Mutuo Soccorso fino a Le Orme passando per gli inevitabili nomi “minori” che negli anni ’70 hanno popolato una scena unica ed irripetibile della nostra musica Pop.
Hypnophonia è un disco che si propone come la panacea per tutti coloro che sentono la mancanza di quelle strutture articolate, di quelle suite e di quelle complesse divagazioni tra ritmica e sinfonia che furono proprie di quello storico momento. Per scelta, ci si immagina, c’è poco spazio per l’innovazione e l’intenzione di replicare più o meno pedissequamente quella scuola offre un risultato inequivocabile.

Appellandosi anche a qualche maestro inglese (Van Der Graaf Generator e Gentle Giant su tutti) allo stesso modo in cui lo facevano i gruppi nostrani del tempo, il disco si sviluppa su cinque canzoni nella forma specifica del concept, con testi visionari, fiabeschi quanto basta e imbrigliando tutto sui canonici cambi di tempo e di atmosfera che fanno del Prog il più distintivo dei marchi. 
La band funziona molto bene, l’esercizio è svolto con precisione e inequivocabile passione. E sebbene sia lecito farsi venire un dubbio sulla reale potenzialità di un progetto come questo, in un momento in cui la musica si consuma a spizzichi e bocconi dedicandole i minuti che servono per arrivare in ufficio dalle casse dell’autoradio, i Marchesi Scamorza sembrano non curarsene affrontando con coraggio e dedizione un progetto così rischioso.
Come paladini di un recupero che riesce a coinvolgere una fetta di pubblico bisognoso di sonorità retrò così marcatamente connotate, non temono di restare imbrigliarli in un cliché dal quale potrebbe essere difficile liberarsi e lo affrontano con convinzione che è tale (e fuori da ogni dubbio) da immaginare che la missione sia ben più che compiuta.

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