AMY_OST2Etichetta: Island
Tracce: 23 – Durata: 59:42
Genere: Soul, Soundtrack
Voto: 6/10

Che il film/documentario di Asif Kapadia sulla vita di Amy Winehouse sia bello non ci sono molti dubbi. Si tratta di un film che, malgrado qualche lungaggine tipica di certi tributi, mostra il valore di un’artista tragicamente scombussolata dalla sua stessa esistenza. Che oggi esca un disco che contiene la colonna sonora di quel film non fa che aggiungere un tassello a quella parte di narrazione che vedeva Winehouse in preda allo sciacallaggio di chi ne aveva capito il valore ma non sapeva rassegnarsi alla necessità di avere da lei niente più che la sua arte arrivando a chiederle la vita, fingendo di non intravederne le conseguenze.
Un disco come AMY Original Motion Picture Soundtrack ha i suoi unici momenti affascinanti nelle parti dedicate alla cosiddetta score music, il commento musicale originale scritto dal compositore brasiliano Antonio Pinto. Il commento di Pinto è sempre perfettamente in linea con le immagini che deve sorreggere sebbene, come è facile immaginare, la parte più importante della musica presente nel documentario siano le canzoni della sfortunata protagonista.
Ahimè, sebbene il materiale a cui attingere fosse moltissimo, la scelta delle canzoni di Amy Winehouse da inserire in questa colonna sonora è caduta su alcuni live e su qualche registrazione alternativa dei suoi classici che nelle intenzioni di chi l’ha assemblata potevano sembrare un completamento ragionato alla striminzita discografia ufficiale dell’autrice.

Non ci sono, come è facile intuire, grandi cadute di tono, anche ascoltandole nelle sue versioni “alternate”, certe canzoni riescono a far sentire il tremendo vuoto lasciato dalla cantante. Tutte le registrazioni dal vivo hanno il potere di far emergere un grandissimo talento vocale (e anche di composizione). Some Unholy War, nella versione Down Tempo, rimane quel piccolo gioiello soul che avevamo apprezzato sul suo secondo album e la versione demo di Like Smoke mostra tutto il fascino della fase di creazione. Meno efficace il remix di Back to Black che viene montato per ricalcare uno dei momenti più straordinari della pellicola: Mark Ronson chiede a Amy di cominciare cantare e fa partire la base. La camera si sposta nella sala dove c’è Amy e la traccia di playback svanisce lasciando solo la voce a impietrire gli spettatori per precisione, compostezza e seraficità (quel testo!).
Di materiale mai pubblicato, a giudicare dai frammenti inclusi nella pellicola, ce n’è molto (basta fare una ricerca in Rete) ma alla fine in questo album di veramente “nuovo” c’è solamente We’re Still Friends che, in una registrazione dal vivo del 2006 alla Union Chappel mostra una Winehouse in una forma talmente immensa da far rimpiangere la mancanza di altre gemme di questa portata. Probabilmente il materiale registrato da Winehouse nel corso della sua attività consente ancora qualche opera di sciacallaggio discografico e a qualcuno deve essere sembrato uno spreco utilizzarne troppe per questo album che si configura come un oggetto per completisti maniacali.

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