bieber_purpose2Etichetta: Def Jam
Tracce: 12 – Durata: 42:12
Genere: Pop
Voto: 6/10

La popstar più nota degli ultimi anni è cresciuta. Naturalmente vale come dato anagrafico ma, come era lecito aspettarsi, anche artistico. Il giovane Justin Bieber, così come qualche anno fa toccò al suo omonimo Timberlake, è in quella fase della carriera in cui diventa obbligatorio fare un salto professionale che lo emancipi dal mero ruolo di teen-idol per mettersi alla prova con una produzione più adulta o, quanto meno, matura.
Purpose, in questo senso, è una bella prova. Come eloquentemente dimostrato dai due estratti in anticipo (What Do You Mean? e Sorry) il tentativo è stato quello lasciare che Bieber provasse a dimostrare una linfa vitale e una brillantezza creativa che cancellasse qualsiasi dubbio sulle sue potenzialità. Come a voler dire che anche Michael Jackson prima di Thriller aveva inciso album come Ben e che The Beatles sono arrivati a Revolver passando per cose come Please Please Me
Intendiamoci, forse la strada del giovane Justin non è ancora arrivata ad incontrare monumenti imprescindibili ma appare evidente che Purpose è uno di quei dischi che si configurano come lo spartiacque di una carriera. Non c’è, forse, una reale maturazione vocale; la personalità espressiva di Bieber non riesce a liberarsi di alcune ingenuità, probabilmente imposte dalla produzione, ma lo sforzo di ostentare la crescita è decisamente ben presente e puntuale. Se ci fosse stato un passo un tantino più deciso verso una totale emancipazione, avremmo potuto gridare al miracolo. Così, invece, rimane il dubbio sulla reale libertà espressiva di questo giovane performer. È come se ci fosse un freno, simile a quello che si mette nei motorini, per evitare che si superino i limiti imposti dalla legge (del mercato in questo caso), una sorta di necessità di tenere i piedi in due scarpe ma che, comunque, apre un luminoso spiraglio nel futuro di chi non vede l’ora di uscire allo scoperto.
Il problema principale è una insistente ruota livellatrice che rende le canzoni di Purpose ripiegate su loro stesse. Anche quando si tentano esercizi di alto rischio come in No Pressure, che si presenta in una forma lineare e senza ritornello, si sente una patina di lacca che tende a togliere ogni guizzo creativo al fine di ottenere qualcosa che non voglia apparire troppo innovativo. Ma sono, immagino, imposizioni inevitabili per una superstar che non riesce (ancora) ad alzare la voce.
Prese singolarmente, le canzoni di Purpose, però, hanno qualcosa di inequivocabilmente valido: si sente che la scrittura di Bieber non è di seconda categoria e che il momento in cui si prenderà tutte le sue rivincite è proprio dietro l’angolo. Non è, per dirla con dei paragoni, il suo Revolver quanto, semmai il suo Ray of Light. La speranza è che tra due anni arrivi Sgt. Pepper’s e non Music.

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