Con la nascita delle prime orchestre jazz, all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso, nacque l’esigenza di aumentare la potenza dell’amplificazione. In particolare il problema si poneva per le chitarre che erano difficilissime da amplificare con dei normali microfoni che, a causa della cassa armonica, tendevano a innescare (ovverosia produrre quel tipico e fastidioso sibilo chiamato anche effetto larsen).
I costruttori iniziarono a produrre chitarre con casse più grandi, in maniera da aumentarne il volume ma ciò si rivelò uno stratagemma poco efficace.
Fu Lloyd Loar, un progettista della Gibson a condurre i primi efficaci esperimenti per la nascita della Chitarra Elettrica, applicando dei rilevatori in prossimità delle corde. Si trattava di piccoli microfoni in grado di percepire e riprodurre il suono delle corde. In sostanza si trattava degli antesignani degli attuali magneti. A svilupparne il progetto fu, nel 1931, un certo Adolph Rickenbacker, che progettò un dispositivo elettronico in grado di trasformare le vibrazioni delle corde in impulsi di tipo elettrico. La prima chitarra elettrica a poter essere definita tale fu una lap-steel di sua invenzione. La chiamò Frying Pan Guitar e ne vennero commercializzati  due modelli chiamati A22 e A25.

Poi, nel 1935 la Gibson iniziò la produzione della storica ES 150, una chitarra Hollow-Body (che noi chiamiamo semiacustica) con cassa di risonanza e, al posto del foro centrale, due aperture a “f” sulla tavola simili a quelle presenti negli strumenti ad arco e un pick-up montato al centro della cassa, proprio sotto le corde. Fu grazie a questo strumento che, finalmente, la chitarra riuscì a inserirsi nelle formazioni del tempo, senza essere sovrastata dal volume degli altri strumenti.  La ES 150 ebbe un successo tale che molte case produttrici iniziarono a costruire chitarre con quelle caratteristiche sebbene gli studi acustici continuassero a evolvere nel tentativo di limitare i problemi legati agli inneschi che ancora infastidivano l’abbinamento dei pick-up con la cassa armonica. La risonanza prodotta creava echi, armonici e fischi difficile da gestire i quali, sebbene nel corso degli anni siano riusciti a trovare una collocazione nel mondo della musica Rock, a quel tempo sembravano sgradevoli e indefiniti. 
Nel 1941 Les Paul, chitarrista e inventore impiegato nei laboratori Epiphone, elaborò il primo prototipo di chitarra Solid Body. Si chiamava The Log e venne ideata proprio allo scopo di ovviare al problema degli inneschi. The Log era stata costruita applicando il manico di una chitarra acustica a un blocco di legno massiccio su cui erano installate le parti elettriche. Ai lati erano fissate due “ali” che, nelle intenzioni di Les Paul servivano a conferire alla chitarra una forma “tradizionale” ed anche ad aiutare i musicisti abituati a suonare tenendo lo strumento appoggiato sulle gambe. Les Paul propose l’idea alla Gibson, che però la rifiutò.
Dopo altri esperimenti e decine di prototipi, di cui quello più famoso è attribuito a un costruttore di motociclette chiamato Paul Bigsby (che, assieme all’amico Merle Travis, realizzò una chitarra molto innovativa e vicina ai modelli che ancora oggi si usano), arrivò il progetto di un certo Leo Fender, progettista di amplificatori, che diede la svolta definitiva creando la Broadcaster: corpo pieno in legno massiccio e ben due pick-up (uno vicino al manico, l’altro spostato verso il ponticello) usabili alternativamente oppure in combinazione. La Broadcaster era a tutti gli effetti un’evoluzione del progetto di Bigsby e Travis, ma incredibilmente migliorato. Il disegno del corpo e della paletta risultavano più razionali, coi bischeri posizionati tutti nella parte alta della paletta e una linea molto più esile, col vantaggio di riuscire a automatizzare il processo di produzione che poteva essere così effettuato in serie con costi molto contenuti. La Broadcaster ebbe un successo incredibile e un ulteriore miglioramento, chiamato Telecaster, viene prodotto ancora oggi configurandosi come uno dei maggiori successi della Fender.
Col passare degli anni ’50 la produzione di chitarre elettriche diventò sempre più massiccia, con modelli talmente perfetti da essere ancora oggi utilizzati nelle più diverse scuole musicali. L’esplosione del Rock’n’Roll la eleverà a vero e proprio simbolo al punto da essere ancora oggi lo strumento distintivo necessario affinché un genere possa essere accostato al Rock.
Tutte le evoluzioni, dalla chitarra acustica-elettrificata (Archtop), alla chitarra MIDI fino alla recentissima iterfaccia USB, non sono altro che aggiornamenti, richiesti dalle moderne tecnologie, dei progetti formidabili di Loar, Rickembacker, Les Paul, Bigsby, Travis e Fender. Ma è necessario ricordare che un italiano, un certo Ercole Pace, nel 1950 richiese il brevetto per un magnete che si rivelò molto simile a quello realizzato anni dopo da Leo Fender. Il brevetto a Pace fu concesso nel 1951 e nessuno è mai riuscito a scoprire se Fender vi si sia ispirato oppure se le due creazioni, sia pure molto simili, siano nate in tempi così vicini per pura coincidenza.