arca-mutant2Etichetta: Mute
Tracce: 20 – Durata: 62:10
Genere: Elettronica
Voto: 7/10

Arca, nato Alejandro Ghersi in Venezuela nel 1990, è un produttore/DJ/musicista che ha trovato una sua strada nello sterminato universo della musica strumentale elettronica. Meno “sperimentale” dell’album di Oneohtrix Point Never di cui ho parlato la scorsa settimana, Mutant è un disco che si muove comunque sugli stessi binari sebbene manchi un po’ di quell’invenzione che fa grande Garden of Delete
Qui il progetto è maggiormente incentrato sui suoni e sul lavoro di sound stretching, che porta a compimento un’opera di forte impatto acustico ma limata al punto da cancellarne ogni rimasuglio emotivo.
Mutant si inerpica in composizioni fluide e crescenti che hanno la forza principale nella flessibilità delle dinamiche. Sebbene sia inevitabile riconoscere dei passaggi concepiti come musica tonale, l’effetto sorprendente è dato dalla percepibile flessibilità delle costruzioni. Un mutamento costante che impressiona per il rigore nascosto dietro un apparente stato di improvvisazione. 
La carriera di Arca è cresciuta piuttosto rapidamente, passando da produzioni DIY (le prime sono datate 2012) a collaborazioni con star del firmamento musicale come Kanye West e FKA Twigs. Ghersi è probabilmente uno dei più brillanti esempi delle possibilità offerte dall’era moderna, quando anche chi lavora chinato sul laptop tra le mura domestiche, ha l’opportunità di dimostrare il proprio talento e contribuire massicciamente a delineare la strada della musica d’avanguardia. 
Sebbene i modelli di riferimento non siano tanto criptici, bisogna riconoscere ad Arca una condotta davvero autentica. Se Aphex Twin ha potuto godere del momento glorioso dei Rave Party per commutare la techno in arte, Arca ha dovuto arrampicarsi su territori molto più impervi: la sua idea sembra quella di esprimersi con qualcosa che incroci le follie sperimentali di Fennenz con i turbini Post Trip Hop di Burial. Quello che esce è ben espresso in Mutant che, se ha un difetto, è proprio quello di trovarsi nella necessità di trovare sempre soluzioni nuove, di cambiare rotta quando appare il rischio di sembrate “troppo simile a…”.
Ma Arca riesce a fare di questo “difetto” un singolare pregio facendo in modo che la sua musica sia concepita per incollare l’ascoltatore all’ascolto, invitandolo a immaginare come andrà a finire. Convivono la quiete e il caos, l’orrore e la bellezza, il cuore e il cervello che, di punto in bianco, riescono a prendere il posto l’uno dell’altro.
Mutant, in definitiva, è un disco di esemplare architettura, che ha fondamenta elettroniche basate su precisi calcoli. Le stratificazioni vagamente cinematiche (si ascolti per esempio Snakes) fanno l’impossibile per rendersi ottuse e poco evocative. I suoni si sgretolano come castelli di sabbia, cambiano impatto e registro innumerevoli volte, non danno tregua con continui depistaggi melodici. L’operazione è chiarissima e forse qualche minuto in meno sulla durata totale avrebbe giovato. Sono salti mortali che a volte impressionano ed altre disturbano. Basterebbe un poco di composizione in più per rendere questi venti brani degli oggetti “affascinanti”. Eppure è porprio questo a rendere il disco incredibilmente interessante. Arca ha una sua precisa missione e non sembra quella di farci sognare. Né ballare.

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