before_we_die_beginning2Etichetta: Doremillaro (sb)Recs.
Tracce: 6 – Durata: 27:05
Genere: New Wave
Voto: 6/10

Tutto (o quasi) lo scibile della musica inglese dei primi anni ’80 è il pane quotidiano di questo quartetto siciliano mandato ai posteri come Before We Die. Di fatto, sia il nome della band che il titolo del loro esordio discografico (Beginning is The Best Failure) rappresentano il preciso manifesto di intenzioni che si appella alle atmosfere di quegli anni in tutto e per tutto. Nonostante le dichiarazioni da comunicato stampa, che li vorrebbe inclini a un melting pot tra post rock e pop, qui dentro è riconoscibile un’unica musa ispiratrice che rimanda a un preciso momento storico in cui il basso si muoveva ipnotico sulla ritmica compressa e carica di effetti, i sintetizzatori guizzavano su tappeti ridondanti e dove gli accordi minori erano perfetti per reggere le melodie strazianti di una vocalità baritonale, anche volutamente sfuggente alle regole dell’intonazione, veicolo per raccontare di disagi giovanili e strazi esistenziali.
Qualche nome? The Psychedelic Furs, Killing Joke, primi Simple Minds, Sisters of Mercy, Bauhaus e (naturalmente) Joy Division.
Bisogna riconoscere che Before We Die eseguono il compito in maniera egregia. Si sentono le abilità musicali, la dedizione e una preparazione esemplare della materia trattata, inclusa una capacità impressionante di riprodurre in studio certe atmosfere così sottilmente singolari.
A voler avvicinare le inclinazioni artistiche ai nostri giorni, potremmo dire che si tratta della via italiana a Editors, White Lies e Interpol, dai quali i ragazzi di Catania hanno mutuato un certo gusto per gli arrangiamenti e che accontenteranno tutti gli appassionati di quelle band. A giudicare dal titolo di alcune tracce (Big Glasses and Red Lipstick, Eden Bones) oltre a quello dell’EP, Before We Die dimostrano di avere in più una componente ironica che sicuramente gioca a loro vantaggio. Difficile affrontare l’universo angosciante e desolato degli anni ’80 a  tre decenni di distanza, sicché, calcando la mano, ponendosi sfacciatamente eccessivi, si vince la partita e si trova l’unica via possibile a ripercorrere terreni così connotati, con annessi e connessi i rischi che si corrono ad impostare un suono con caratteristiche tanto peculiari. Ma poi, in coda al disco, la band include a sorpresa il remix di una delle tracce (Epic) e, incredibilmente, tutto sembra illuminarsi. Before We Die svelano la loro natura giovane, attuale e competitiva. Riuscire a mettere insieme queste due anime, potrebbe essere la chiave di volta per un futuro che lascia al palo molte delle giovani band del nostro Paese. E non solo.