tortoise_catastrophist2Etichetta: Thrill Jockey
Tracce: 11 – Durata: 43:38
Genere: Post Rock
Voto: 6/10

Tortoise, pionieri del Post Rock di Chicago, pubblicano un nuovo disco, a sette anni di distanza dal precedente Beacons of Ancestoship e a 22 dall’omonimo esordio, cercando di non scombinare troppo le aspettative. D’altrone, quando si è autori di un sound così personale è davvero difficile accontentare chi si aspetta dei rinnovamenti. La loro musica, magistralmente assemblata tra fusioni di Jazz, Rock, Prog e Funk, è qualcosa di pacificamente autografo, quasi inerme di fronte alle eventuali necessità di sfuggirne. Così, The Catastrophist  non si pone su nessun piedistallo e si concentra principalmente sull’affermazione di un gusto musicale che appartiene a pieno titolo ai suoi autori.
Le uniche concessioni alla sorpresa sono offerte dalle prime due tracce “cantate” del loro repertorio (se si esclude, evidentemente, la collaborazione con Bonny “Prince” Billy del 2006). La prima è una cover riuscitissima di Rock On di David Essex (con la voce di Todd Rittmann degli U.S. Maple), la seconda è Yonder Blue, una ballata dalle tinte vagamente psych, affidata alle corde vocali di Georgia Hubley in vacanza premio da Yo La Tengo.
Per il resto Tortoise si muovono su territori piuttosto consueti, confermando l’abilità di confezionare suoni sghembi in mezzo a ritmiche di derivazione matematica, con John McEntire in continua tensione sulle linee armoniche di Douglas McCombs a offrire terreno fertile per gli incroci melodici delle chitarre, del basso, dei synt. I riferimenti “storici”, dai Can ai King Crimson passando da Neu! e Amon Düül,  sono ancora tutti al loro posto assieme alla capacità dei Tortoise di riportare tutto sotto l’egida del loro gusto.
E l’album funziona nella misura in cui si senta il bisogno di mettere a suonare qualcosa che non impegni troppo l’ascolto. Una sotra di esperimento Lounge declinato al Post Rock che rimane piacevolmente in sottofondo senza mettere in imbarazzo gli ascoltatori più raffinati.