ulanbator_abracadabra2Etichetta: Overdrive / Acid Cobra
Tracce: 10 – Durata: 42:12
Genere: Post Rock
Voto: 7/10

Con un percorso che dura da oltre vent’anni, i francesi Ulan Bator si affacciano all’anno nuovo con l’uscita dell’ottavo album (tredicesimo, contando live e raccolte) di una discografia regolare e coerente. Abracadabra, in effetti, è un disco che i seguaci della band di Amaury Cambuzat troveranno rassicurante nella proposta di una formula solida e rodata.
Con poca elettronica, utilizzata solo per ritocchi di post produzione, Abracadabra è un lavoro di impianto classico, che ispeziona le trame Arty del Krautrock anni ’70 mescolandole coi suoni e le tensioni tipiche dei giorni nostri, affidandosi a una strumentazione ricercata ma tradizionale: chitarre d’ogni tipo, piano elettrico, organo, mellotron, archi e perfino una ghironda (in quattro brani) affidata al nostro Giordano Ceccotti.
Ulan Bator è un progetto inclassificabile, proprio perché tale è la loro musica. Come molte band nella storia, dai Faust a Antony & The Johnsons passando per The Swans e Current 93, anche qui ci sono pochi riferimenti a cui appellarsi.   Si tratta di musica umorale, gestita dalle tensioni del quotidiano e dagli sconquassi intimi di chi la produce. C’è magia, c’è sesso, c’è turbamento. C’è sicuramente più anima che cervello e c’è un gusto estremo per la poesia e l’avanguardia; due elementi che, in abbinamento, producono sempre cose interessanti.
Abracadabra, in questo contesto, si configura come un album affascinante che mostra la vena creativa di Cambuzat in forma smagliante.
Tra gli ospiti, nel brano Coeurrida, James Johnston dei Gallon Drunk.

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