sia_tia2Etichetta: RCA
Tracce: 12 – Durata: 46:32
Genere: Pop
Voto: 6/10

Alzi la mano chi non è rimasto anche solo per un istante ammaliato da Chandelier, la canzone che ha mandato Sia in vetta alle classifiche rendendola una star istantaneamente e forse anche un po’ meritatamente. Insomma: lei ha fatto la sua gavetta, prima coi Crisp e con Zero 7 e poi con una inevitabile carriera solista che, nonostante i buoni propositi, è passata quasi inosservata. Questo, naturalmente fino a quando, con un colpo di genio, non le hanno infilato una canzone (Breathe me) come sigla finale della serie milionaria Six Feet Under. Il suo nome ha cominciato a girare, s’è fatta un po’ di ospitate nei dischi delle star più blasonate e quando uscì Chandelier fu un successo istantaneo. Il brano, finito per diventare la colonna sonora di stacchetti, sigle, spot e manifestazioni di ogni tipo era effettivamente molto ben confezionato ed è finito col piacere a un pubblico molto eterogeneo.
Il suo nuovo This is Acting non è un brutto disco, tutt’altro, ma dimostra certi meccanismi tipici della discografia major secondo i quali è meglio non discostarsi troppo da una formula vincente. Sicchè eccoci qui, al cospetto di 12 diverse versioni di Chandelier che, secondo la leggenda, Sia aveva scritto in passato per alcune colleghe (Da Adele a Beyoncé) e che queste ultime avevano un po’ scriteriatamente scartato. 
L’onestà di dichiarare una cosa come questa rende immediatamente simpatica un’autrice che, anziché pensare di essere stata rifiutata, decide di pubblicare queste canzoni con il sottotesto che recita “ecco cosa vi siete perse!” ma guardandosi bene dal farlo con questa spocchia, restando nei margini della modestia.
Da riconoscere c’è l’inequivocabile validità di Sia più che altro come interprete: la sua voce è davvero interessante e il modo in cui la utilizza non è per nulla banale. Poi, certo, crolla un po’ tutto quando si sentono tra le righe i tentativi per realizzare a tavolino qualcosa che riesca a stazionare in classifica per molto tempo, appellandosi alle formule che hanno riscosso successo negli ultimi mesi (l’orribile Reggaeton di Cheap Thrills, per esempio, non vale nemmeno la metà di Roma-Bangkok di Baby K.) lasciandoci sempre un vago senso di dispiacere nel notare un sacco di potenzialità sprecate in favore di un passaggio radio in più.
Una sensazione per altro alimentata da alcuni numeri (come ad esempio la scattosa Sweet Design o la morbida ballad conclusiva Space Between) in cui Sia mette sul piatto qualcosa di formalmente fresco e brillantemente personale per momenti in cui ci si accorge che il talento c’è tutto. Ora, lo capisco, si gode un momento di crescita mediatica; chissà che al prossimo giro non riesca a maturare anche quella artistica che sembra davvero vicinissima, oltre che inevitabile.