daam_tk2Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 4 –  Durata: 17:09
Genere: Elettronica, Sperimentale
Sito: https://www.facebook.com/DAAM-652521121543985/?fref=ts
Voto: 7/10

Il problema (che poi non è un problema, intendiamoci) della musica di impronta sperimentale è la sua “richiesta”.  Mi spiego: l’arte d’avanguardia rifiuta per definizione il “già detto” in favore di strade alternative e questo, ovviamente, va a discapito dell’immediata fruibilità; c’è spesso bisogno di una didascalia che spieghi i perché e i percome, oppure di molta dedizione e di tempo.
Technicolor Kabuki è un disco di musica sperimentale molto affascinante, figlio di un’epoca in cui il DIY consente di confezionare prodotti egregi e dalle inequivocabili potenzialità. Purtroppo c’è un problema (che poi non è un problema, intendiamoci) ed è la sua brevità. Non appena si riesce ad entrare nel mood dei DAAM, il disco finisce. Ed è straniante perché si intuisce chiaramente il tentativo di offrire qualcosa che esuli dal mero campo della sperimentazione, in favore di qualche emozione. Di quelle, per dirla con una banalità, che fanno “sospirare” più o meno quanto una canzonetta in tonalità minore.
Abituato a lavorare per progetti di teatro sperimentale, il trio bresciano dimostra di conoscere molto bene la materia musicale che meglio gli si addice seguendo le orme, da discepoli (immagino) consapevoli, del maestro Scott Gibson ma si prendono anche la sacrosanta libertà di sforare nel pop, pensando a Prodigy o a Massive Attack.
Il problema (che poi non è un problema, intendiamoci) delle composizioni indirizzate al teatro è l’enorme difficoltà di renderle autonome, di consentir loro una vita propria, scollegata dalle immagini e dai gesti per i quali son nate. E qui sta il pregio dei DAAM che, dietro a ottime intuizioni compositive, costruiscono un mondo perfettamente teatrale ma anche prettamente musicale al servizio unicamente dell’udito.
Nel quarto d’ora appena abbondante di questo campionario è facile apprezzare la qualità del lavoro di questa band. Un po’ più difficile è comprenderne appieno i canali di fruizione in così poco tempo. È sicuramente qualcosa di originale, e per ora ce lo facciamo bastare. Sono certo che il passaggio al lavoro “lungo” saprà dimostrare tutto il resto. La classe non è acqua.