marlenekuntz_lungaattesa2Etichetta: Sony
Tracce: 12 – Durata: 60:10
Genere: Rock
Sito: http://www.marlenekuntz.com/
Voto: 8/10

Di Lunga Attesa si è parlato molto, prima del suo arrivo, come di un ritorno dei Marlene Kuntz alle origini Rock. Adesso che è qui ci si rende conto che, in fondo, non ci sembra che la band di Cuneo abbia mai fatto scelte che esulassero quelle origini. Certo, se vogliamo male interpretare i progetti paralleli con Howie B., con Giancarlo Onorato, Patti Smith e la partecipazione a Sanremo e perfino l’incarico di vocal coach nella scuderia di Piero Pelù nella prima edizione di The Voice of Italy, è comprensibile che ci sia chi abbia tirato un sospiro di sollievo nel sentire che i Marlene sanno ancora graffiare e, nonostante un contratto con una delle Major più influenti dell’odierna discografia, abbiano sufficiente voce in capitolo per produrre un album che non concede sconti. Ma a ben vedere, quella dei MK non ha l’aria di una rimpatriata e nemmeno di un pentimento. Il loro percorso, lungo più di 25 anni, è fatto di curiosità e di sperimentazioni, di bisogni ed interessi principalmente musicali che li hanno portati, talvolta, ad esprimersi con linguaggi che possono aver destabilizzato il pubblico ma che sicuramente hanno dimostrato coerenza e coesione.
Lunga attesa, dunque, è un album Rock, con la band che mette in scena apertamente se stessa, ma senza rinunciare al gusto di lavorare sugli arrangiamenti. Semplicemente, in questo giro, le canzoni erano adatte a una maggiore ruvidità e, in questo senso, è plausibile che qualcuno l’abbia interpretato come un ritorno coatto ai giorni di Catartica e Il Vile. Nostalgico? Certamente, se consideriamo il Rock un linguaggio poco frequentato dalle nuove generazioni ma… avrebbe davvero senso vedere un gruppo come MK approcciarsi a linguaggi estremamente giovanilisti o di tendenza? Il pensiero della band deve essere stato proprio questo: dopo così tanti anni, dobbiamo fare ed essere noi stessi, esprimerci per ciò che siamo. Senza alcun dubbio non è un passo falso e nemmeno forzatamente retrogrado. Principalmente perché gli anni non sono passati invano e le canzoni hanno perso ogni simbologia adolescenziale e, in seconda battuta, perché non c’è nulla a parte il distorsore attivato che possa essere realmente ricondotto agli anni della gioventù.
Le canzoni, poi, sono di grande efficacia. La scuola di Nick Cave, dei Sonic Youth è sempre percettibile ma ormai passata in secondo piano, lasciando le firme di Godano, Bergia, Tesio e Saporiti (che in questa occasione diventa membro ufficiale della band dopo anni di collaborazione “esterna”) siano quelle più istintivamente percettibili.
I testi, crudi e diretti, non saranno dei capolavori di poesia ma lasciano trasparire un’onestà di comunicazione pressoché perfetta, degna di pochi altri in Italia.
Marlene Kuntz hanno messo in atto un bell’esempio di quello che ostinatamente ci impuntiamo a definire Rock italiano sebbene la definizione più calzante sarebbe Rock in italiano, dal momento che l’esperienza e la storia di un gruppo come questo è tale da non lasciar adito a dubbi sulla genuinità del prodotto che nasce in Italia ma che non ha nulla da invidiare a quelli prodotti all’estero.
Con Lunga attesa, MK si presentano più rinnovati di quanto sia percepibile ma soprattutto più di quanto fosse lecito chiedere a una formazione storica.