violentfemmes_wecan2Etichetta: Play it Again Sam
Tracce: 10 – Durata: 31:53
Genere: Pop Rock
Sito: http://www.vfemmes.com/
Voto: 6/10

Anticipato per certi versi dall’EP Happy New Year nel 2015, arriva per Violent Femmes un vero e proprio nuovo album dopo 15 anni (e passa) dal precedente, la cui unica novità di rilievo è costituita da Brian Viglione, transfuga dei Dresden Dolls venuto a rimpiazzare il ruolo di Guy Hoffman (e originariamente di Victor deLorenzo) alla batteria.
Per il resto, We Can do Anything è un album piacevole e ben realizzato ma senza grandi rivelazioni. 
Certamente non siamo al cospetto di un brutto disco, il trio di Milwaukee non è in grado di fare brutti dischi, eppure le perplessità non mancano, a partire da quella legata alla durata dell’album, una mezz’ora e poco più, che poteva essere migliorata con il trucchetto facilissimo di aggiungere i brani dell’EP dell’anno scorso (a beneficio di chi non ama particolarmente il collezionismo), fino alla amara constatazione di trovarsi al cospetto di un veicolo prima ancora che di un’opera, come se si fosse reso necessario il supporto discografico per giustificare un tour in luoghi prestigiosi e a costi un po’ più succosi, al posto di apparizioni a buon mercato in piccoli locali e festival di provincia. Ci sta. Ma la richiesta del pubblico per un piccolo sforzo in più ci sta altrettanto.
Poi, che gli vuoi dire? La voce inconfondibile di Gordon Gano, le timbriche asciutte e autografe della strumentazione acustica e l’incedere folk inacidito che hanno reso unico il suono dei Violent Femmes, è rimasto quello dei tempi d’oro; impossibile non rimanere ammaliati se li si ascolta per la prima volta oppure essere scaraventati di colpo nel passato se siete tra coloro che ne furono conquistati già 30 anni fa.
Gano, Ritchie e Viglione eseguono un esercizio compìto, in bella copia e senza sbavature che non siano quelle lasciate di proposito, che lascia sviluppare in noi l’inevitabile sospetto che lo straordinario sound dell’esordio del 1983 non avesse alcuna necessità di miglioramento e che i tentativi fatti negli album successivi, non fossero che modi diversi per confermarlo.
In questo senso, i 15 anni di “silenzio” sono andati a vantaggio di una attività che può concedersi il lusso di ripartire da qui, autocelebrandosi senza grande impegno e senza fare nulla di male. Questo disco riuscirà a ottenere con certezza qualche giro a tutto volume negli impianti di molti di noi. Di certo, quando dovranno insegnare i Violent Femmes ai popoli del futuro, non sarà da questo album che estrarranno i campioni.