favouriteshop2Artista: The Style Council
Etichetta: Polydor
Anno: 1985

Il secondo album di The Style Council uscì nel 1985 come un classico annunciato. La fama che Paul Weller e Mick Talbot avevano coltivato, con l’uscita di Café Bleu, del primissimo EP Introdicing The Style Council e dell’ampio catalogo di singoli pubblicati a corredo di entrambi, avevano conferito al duo una discreta visibilità tra il giovane pubblico britannico che puntava molto su questo disco.
L’uscita di Our Favourite Shop non deluse le aspettative e i riconoscimenti come il Disco D’Oro e il primo posto in classifica (dal quale scacciò un best seller come Brothers in Arms dei Dire Straits) arrivarono con una certa facilità.
Anche fuori dall’UK, dove diversamente il duo faticò non poco per conquistare il pubblico, il secondo disco funzionò piuttosto bene. Il merito è probabilmente di alcuni brani come Walls Come Tumbling Down! e Internationalists che, oltre a tematiche sociali e vagamente politiche, riportavano Weller su territori esplicitamente più Rock, in favore dei suoi ammiratori che non avevano inizialmente visto di buon occhio la sua metamorfosi jazzy.
Bisogna dire che l’accoglienza fu quasi unanimemente positiva nel 1985, sebbene molta della critica abbia ritrattato il giudizio nei decenni successivi. A ben guardare, in realtà, Our Favourite Shop è ancora oggi un album molto ben congegnato.
favouriteme2La bellissima copertina (ideata da Weller stesso e fotografata dall’artista Simon Halfon) lasciava trasparire il contenuto del disco in modo piuttosto eloquente, con i due membri principali fotografati all’interno dell’ipotetico negozio del titolo (il nostro negozio preferito) in cui è possibile trovare gli elementi portanti che costituiscono l’ossatura dell’album: immagini di Otis Redding, manifesti dei Beatles, il manico di una Rickembacker, abbigliamento vintage, oggetti di arredamento e di design, riferimenti al cinema, riviste gay, dischi Rock e Jazz eccetera.

La scaletta è composta di quattordici brani originali, di cui sette scritti dal solo Paul Weller, cinque in coppia con Mick Talbot, uno con il batterista Steve White (With Everything to Lose) e uno, la title track, composto dal solo Talbot.
I testi sono incentrati su tematiche sociali che vanno dal razzismo ai danni del consumismo eccessivo, con molteplici critiche al governo Thatcher (in particolare HomebreakersWalls Come Tumbling Down! e Come to Milton Keynes), in una generale atmosfera di pessimismo che si appiglia alla forza del Rock per esprimersi, riprendendo, per certi versi, la strada che Weller stava percorrendo con The Jam e Talbot coi Dexy’s Midnight Runner.
Negli Stati Uniti il disco fu pubblicato con copertina e titolo (Internationalists) diversi a causa di un accordo con la Geffen Records, sorella della britannica Polydor, che optò per una versione autoctona dalla quale cancellare la traccia Our Favourite Shop, in favore di un remix di Shout to The Top.
Nel mondo ci sono alcune versioni “ritoccate” di Our Favourite Shop. Quasi tutti i paesi di lingua inglese, ad eccezione del Regno Unito, per esempio cancellarono il breve The Stand Up Comic’s Instructions, un brano ironicamente “razzista” interpretato con la collaborazione del comico Lenny Henry, per il timore che gli atteggiamenti provocatori espressi dal testo fossero fraintesi.
A partire dalla ristampa del 2000, comunque, vennero unificate le edizioni, cancellando quella americana col titolo diverso e ripristinato la scaletta originale, incluso il pezzo con Henry e il remix di Shout to The Top.

Nonostante siano molti critici a considerarlo sopravvalutato, nel corso degli anni l’album si è guadagnato il titolo di Pietra Miliare. Stephen T. Erlewine di AllMusic gli ha conferito quattro stelle e mezza (su cinque)  scrivendo che “il secondo vero e proprio album di The Style Council  mantiene le caratteristiche eclettiche di Café Bleu ma si dimostra più completo a causa di una maggiore coesione e forza espressiva“. Poche parole che lo descrivono alla perfezione e che rendono l’idea di un progetto musicale tra i più seminali dell’intera storia della musica pop britannica.