pinne_vinto21Etichetta: Costello’s Records
Tracce: 8 –  Durata: 23:07
Genere: Pop, Cantautori
Sito: https://www.facebook.com/LePinneOfficial/
Voto: 7/10

Simona Severini e Irene Maggi, in arte Le Pinne, giungono al secondo disco e cercano di fare la voce grossa. Certo, una descrizione che non va presa alla lettera ma che denota l’impegno rafforzato di esprimersi con il linguaggio ammirevole dell’ironia.
Con il contributo di Chris Costa, che si occupa dell’elettronica e della produzione, Avete vinto voi arriva a dare seguito a Le cose gialle confezionando una sorta di concept album dedicato al tema degli alieni anche se, francamente, riesco a vederlo più come un sottotesto nella dinamica di un’opera più squisitamente e sottilmente intelligente.
Già il fatto che ci sia (ancora) qualcuno che sappia abbinare una caustica irriverenza con il mondo delle sette note, senza scadere nel macchiettismo stile Zelig e puntando al pubblico dell’indie rock, a me sembra un buon segnale.
Le Pinne sono belle e sexy ma, sebbene siano definizioni fuori discussione, sono soprattutto brave. Mi piace anche la loro attitudine e l’impassibilità con la quale si prendono gioco dei preconcetti legati al ruolo della donna in ambito di musica indie. Tagliano corto e rifiutano l’ideologia da Riot Girl per adottare un look burlesco, un po’ nerd un po’ signorina grandi firme perfetto per incarnare le storielle surreali intonate nelle otto tracce di questo delizioso CD.
Pur senza guizzi particolari, le due voci di Simona e Irene, si abbinano molto bene e concedono una chiave di lettura istrionica che ci lascia nell’ingannevole illusione che la narrazione sia più importante del supporto musicale sul quale i testi sono impiantati. In questo senso mi sembra eccellente la scelta di affidare i playback a Chris Costa che riesce a confezionare ognuna delle canzoni nel migliore dei modi, lasciando libere Le Pinne di esprimersi nel più ampio agio possibile.
A voler azzardare un paragone, col rischio di sembrare irriverente, posso dire che queste due ragazze sono eredi di Giorgio Gaber e Enzo Jannacci prima ancora che di Checco Zalone e Elio e Le Storie Tese. Nelle loro canzoni c’è un approccio che è principalmente musicale e dove l’apporto teatrale, pur essendo inevitabile e perfetto al ruolo, arriva sempre un momento più tardi, senza prendere il sopravvento.
Teniamole d’occhio.