pjharvey_hope62Etichetta: Island
Tracce: 11 – Durata: 41:51
Genere: Rock
Sito: http://pjharvey.net/
Voto: 10/10

The Hope Six Demolition Project prende il titolo dal progetto Hope VI, attraverso il quale il Governo degli Stati Uniti ha demolito case popolari in favore di nuovi nuclei abitativi, creando disagi a molte persone a causa di un criterio di assegnazione che penalizza le famiglie meno abbienti. Si tratta in un certo senso di un pretesto, o meglio di un punto da cui partire, per sviluppare un discorso ben più ampio che porti a una presa di coscienza sul mondo moderno e le sue derive. Un percorso che PJ Harvey ha iniziato col pluripremiato Let England Shake e continuato con il progetto The Hollow of The Hand, che scaturisce dall’esplorazione di territori e condizioni in cui il mondo è (o è stato) scosso e intimorito da condizioni di guerra e supremazia.
In questo senso, il lavoro dell’autrice appare stratosferico e ben congegnato per il modo in cui trova un compromesso tra l’eccesso di “concetto” e l’immediatezza della comunicazione che è tipica del linguaggio del Rock. Per questo, forse, è stata messa in scena una vera e propria installazione artistica chiamata Recording Project durante la quale il nucleo centrale della band (Mark “Flood” Ellis e John Parish che figurano anche come co-produttori, con l’aggiunta di Mick Harvey alla batteria) ha “impiantato” le registrazioni del disco suonando davanti a un pubblico per un mese intero.  In questo periodo sono arrivati a Londra, presso la Somerset House, alcuni musicisti chiamati a contribuire alla realizzazione dell’album per un processo creativo in grado di  conferire l’immediatezza e la vivacità che solo una session corale riesce a dare. L’apporto viscerale del sassofono di Terry Edwards (che suona anche flauto, melodica, armonica…) è probabilmente quello che meglio riesce a esprimere lo stato di meraviglioso coinvolgimento sonoro condotto da Harvey. Il guizzo concesso dall’improvvisazione a The Ministry of Social Affair è emblematico dell’intero iter creativo. Il brano si aggancia a un sample di That’s What They Want di Jerry McCain, un blues verace che porta la band verso un riff Hard Rock dal quale si scarica in favore di un cambio melodico insidioso e orecchiabile capace di restarti attaccato per ore. Su questa progressione si insinua il sax di Edwards che scuote ogni certezza in un assolo che porta la percezione fuori controllo.
È per certi versi il metodo su cui, musicalmente, si appoggia l’intero album tra ispirazioni americane che (sebbene in alcuni casi appaiano quasi naif con progressioni chieste in prestito al Blues, al Gospel e allo Spiritual in un formato vagamente “da cartolina”) forniscono la cornice più adatta ai temi affrontati dal disco.
Se tutto prende forma dall’Hope VI, con tanto di dichiarata ispirazione da un articolo del Washington Post (scritto da Paul Schwartzman, al quale è stata chiesta l’autorizzazione per citare qualche frase in The Community of Hope), c’è sicuramente qualcosa in più. Se l’America era già stata oggetto di racconti nello storico Stories from the City, Stories from the Sea di quindici anni fa, in questa circostanza PJ Harvey riesce a mettere in scena le informazioni e le sensazioni ricevute da un’esperienza di viaggio e di vita che hanno reso possibile una impulsività tanto credibile.
La cosa che maggiormente rende pregiato The Hope Six Demolition Project è la capacità dei suoi artefici di renderlo stupendamente vivo ed emozionante, concedendo aria e ossigeno a scenari desolanti e soffocanti, facendoci arrivare alla fine del disco con un senso di consapevolezza sicuramente amplificato. E se avete compreso il potere della musica pop, sapete che questo traguardo è il più nobile che possa prefiggersi.
Se poi a questa meraviglia è possibile aggiungere un piccolo orgoglio campanilista, ci tocca segnalare la presenza alle session di due tra i nostri più brillanti musicisti: Asso Stefana (Guano Padano) e Enrico Gabrielli (Afterhours, Calibro 35, Der Maurer…) che contribuiscono massicciamente nelle prime quattro tracce della scaletta.