prince2Un’altra stella nera da attaccare al calendario di questo orribile 2016. Se n’è andato Prince, il Genio di Minneapolis.
Cinque giorni fa era stato ricoverato d’urgenza per un malore dovuto a quella che sembrava un’influenza. La sera prima s’era esibito ad Atlanta, sebbene le condizioni di salute lo avessero costretto ad annullare qualche data del suo tour.
Nato a Minneapolis il 7 giugno 1958 da una famiglia di musicisti, Prince (all’anagrafe Roger Nelson) è stato uno degli artisti più influenti degli ultimi decenni. Cantante, musicista, attore, regista e produttore, dalla fine degli anni 70 Prince aveva inciso album di enorme impatto come 1999, Purple Rain, Around The World in a Day, Sign “☮” The Times, Lovesexy… vendendo oltre 100 milioni di dischi. Il suo linguaggio musicale,poliedrico e sfaccettato, è stato sicuramente uno dei più influenti della recente cultura pop di tutto il mondo.
Ci mancherà. 
Per ricordarlo, ripubblico le schede “Fard Rock Classic” che gli erano state dedicate per celebrare due dei suoi fondamentali album degli anni ’80: Around The World in a Day Sign “☮” The Times

Around the World in a DayEtichetta Warner Bros.
Anno: 1985
(Articolo pubblicato il 10 dicembre 2008)

Per Prince e per la sua discografia, Around the World in a Day rappresenta probabilmente il momento più rilevante. Ciò non significa che sia il suo disco più riuscito o il più bello, di certo è quello che l’ha consegnato ufficialmente alle enciclopedie del Rock.
L’album arrivò nei negozi il 22 Aprile del 1985 e lo fece senza grandi clamori, in perfetta opposizione con quanto successe due anni prima con la strillatissima pubblicazione di Purple Rain.
Per questa ragione, prima della sua uscita, non vi fu nessuna promozione (né radio né TV) e il suo successo (due singoli nella top10 USA e triplo platino per l’album) è da attribuire esclusivamente alla qualità del suo contenuto.
Un contenuto che, come dicevo in apertura, rappresenta un momento focale dell’evoluzione artistica di Prince che si trovò a sperimentare linguaggi nuovi indirizzandosi, anche smaccatamente, a sonorità europee con certi evidenti riferimenti alla psichedelica inglese degli anni 60 (Sgt.Pepper’s, The Piper at the Gates of Down ecc…) ed al Paisley Underground degli anni 80 al quale, non a caso, viene dedicata una delle tracce più significative dell’album (Paisley Park).
La cosa contribuì notevolmente allo sdoganamento di Prince tra il pubblico dei rockettari nonché al conseguente allargamento del bacino di utenza al Vecchio Continente dove, fino a quel momento, il folletto di Minneapolis era considerato poco più che un fenomeno da discoteca.
Around the World in a Day
, dopo il successo planetario di Purple Rain (disco e film), evidenzia la caratteristica migliore del Prince di quegli anni, vale a dire la sua visione artistica senza compromessi dove il bisogno di sperimentare non va in nessun modo in contrapposizione con la leggerezza della proposta e non si pone i canonici limiti imposti dal mercato.
Prince and The Revolution, in questo giro, combinano il beat con la musica classica (Condition of the Heart), il rock con l’impegno politico (America), gli eccessi sessuali con il R&B (Tamborine), il gospel con il funk (The Ladder) senza dimenticarsi di confezionare autentiche bombe da classifica come Raspberry Beret e Pop Life.
Dopo l’uscita di questo disco il grande Miles Davis definì Prince il nuovo Duke Ellington (cosa che mandò in bestia Wynton Marsalis) ed espresse il desiderio di collaborare con lui.
(Per inciso la collaborazione si materializzò qualche tempo dopo con Can I play with U? un pezzo che Prince registrò e spedì a Davis che aggiunse la sua traccia di tromba ma che non venne mai pubblicato fino alle celebri
Crucial Sessions del 1987 nelle quali appare col titolo Red Riding Hood.)
La bellissima copertina apribile in tre parti, è concepita come un riuscito melange tra un grande murales ed un dipinto psichedelico vagamente naif.
Nella parte interna sono pubblicati i testi delle canzoni che rimangono, a differenza di certi arrangiamenti che 24 anni dopo mostrano qualche ruga d’espressione, tra i migliori scritti da Prince in tutta la sua carriera.
Il nome della band ed il titolo dell’album, inaugurando un’altra consuetudine di Prince fino almeno a Graffiti Bridge, non appaiono nella grafica della copertina (nella storica versione in vinile) ma su un adesivo che l’acquirente poteva applicare a sua discrezione anche altrove.
Il compact disc, arrivato cinque anni più tardi nell’ottobre del 1990, non mantiene nessuna delle caratteristiche della grafica originale, trasformando le immagini della storica copertina in un anonimo booklet.

La tracklist:
Side one
1. Around the World in a Day (David Coleman, John L. Nelson, Prince) – 3:27
2. Paisley Park – 4:41
3. Condition of the Heart – 6:46
4.
Raspberry Beret

– 3:31
5. Tamborine – 2:46

Side two
1. America (Prince and the Revolution) – 3:40
2.
Pop Life

– 3:42
3. The Ladder (John L. Nelson, Prince) – 5:26
4. Temptation – 8:21

Tutte le canzoni sono composte da Prince, eccetto dove diversamente indicato tra parentesi

 

The Revolution:

Wendy Melvoin – chitarra
Brown Mark – basso
Bobby Z. – batteria e percussioni
Lisa Coleman e Doctor Fink – tastiere
Prince – tutto il resto  

Ospiti:
Sheila E – batteria su Pop Life
Jonathan Melvoin – percussioni su Around the World in a Day
Brad Marsh – tamburello su America
Eddie Minnifield – sassofono su Temptation
David Coleman, Suzie Katayama – violoncelli
Novi Novog – violino
Annette Atkinson – contrabbasso su Pop Life
Tim Barr – basso su Pop Life

 Singoli estratti e posizioni raggiunte nelle classifiche inglesi e americane (nessun singolo arrivò nelle classifiche italiane. L’album invece raggiunse la 10 posizione).

“Paisley Park” (#18 UK) Pubblicato SOLO in Europa
B-Side: “She’s Always in My Hair”

“Raspberry Beret” (#2 U.S., #4 R&B, #25 UK)
B-Sides: “She’s Always in My Hair” (US) / “Hello” (UK)


“Pop Life” (#7 U.S., #8 R&B, #60 UK)
B-Sides: “Hello” (US) / “Girl” (UK)

“America” (#46 U.S., #35 R&B) Pubblicato SOLO in USA
B-Side: “Girl”

====================================================================


Etichetta: PaisleyPark
Anno: 1987
(Articolo pubblicato l’8 novembre 2012)

Compie 25 anni Sign “☮” The Times, nono album di Prince e primo dopo lo scioglimento di The Revolution, coi quali aveva pubblicato i precedenti tre lavori.
Tra i dischi più importanti della storia della musica popolare, Sign “☮” The Times, arrivò nei negozi sorretto dal grande successo ricevuto dal precedente Parade coi suoi singoli Mountains, Girls&Boys e, soprattutto, Kiss. L’arrivo del singolo omonimo, uscito nei primi mesi dell’anno e sorretto da un video all’avanguardia, aveva già chiarito che l’album sarebbe stato un nuovo passo innovativo per la musica di Prince e, in generale, per l’intero panorama della musica giovanile. Un pattern di drum machine (realizzato su Fairlight CM1 abbinato alla sua inseparabile Linn LM-1) gestisce praticamente da solo l’intero brano, che include una semplice linea di basso (elettronico), una chitarra elettrica e la voce di Prince. Una soluzione di una semplicità disarmante in grado di creare un classico senza tempo oltre che a portare il doppio LP in classifica già in prenotazione, qualche settimana prima della sua reale uscita nei negozi.
L’album, che ripercorre in generale l’essenzialità sonora del singolo, fu accolto con entusiasmo dal pubblico che dimostrò di apprezzare una direzione diametralmente opposta alla ricca sontuosità dei lavori precedenti.
Suonato praticamente tutto da Prince, i musicisti aggiuntivi sono quasi sempre relegati a ruoli da ospite come il caso di Sheena Easton per il duetto di U Got The Look.
Sheila E., Wendy & Lisa, Miko Weaver, Jill Jones e molte altre presenze “classiche” dei dischi di Mr.Nelson, sono accreditati come session men sebbene in realtà non siano stati convocati per le registrazioni dell’album ma compaiano in brani incisi molti anni prima. Strange Relationship e I Could Never Take the Place of Your Man, per esempio, pur essendo inedite, risalgono al 1982 e vennero rispolverate da Prince attualizzandole con qualche sovraincisione. Su Strange Relationship, alla voce solista, è accreditata Camille, l’alter ego femminile di Prince di quegli anni, creata registrando la voce su base rallentata in modo da ascoltarla buffamente accelerata nella versione definitiva.
Anche The Revolution godono di un credito in copertina, apparendo come performer nella canzone It’s Gonna Be a Beautiful Night, registrata dal vivo a Parigi, durante una data del tour di Parade.
Sign “☮” The Times è ancora oggi uno dei dischi più rappresentativi del musicista di Minneapolis, votato in varie occasioni come uno dei migliori album del XX secolo e, fuori da ogni dubbio, uno dei suoi più artisticamente multiformi, contemplando una enorme gamma di stili tra Soul, Rhythm&Blues, Hard Rock, Blues, Jazz, Disco e Easy Listening. Anche per questa caratteristica, l’album è davvero  all’avanguardia considerando la tipologia forzatamente minimalista degli arrangiamenti che raggiunge livelli sperimentali in brani come Housequake, The Ballad of Dorothy Parker e Forever in My Life.