variophon2Il Variophon è un curioso strumento, progettato nella prima metà degli anni ’70 a Colonia, che abbina la tecnica degli strumenti a fiato con l’elettronica.
In sostanza è un dispositivo che sintetizza il suono attraverso la modalità di esecuzione dei comuni ottoni, basandosi sulla vibrazione delle labbra, sull’energia del soffio e sulla risonanza della parte di strumento che l’esecutore tiene in mano.
Variophon, in effetti, è formato da due parti: una che somiglia a una melodica, con beccuccio per soffiare e tastiera, e un’altra (detta music-cockpit) che funge da unità di comando per selezionate le timbriche da riprodurre (tuba, armonica, sassofono, clarinetto, flauto eccetera).
Il controllo “biologico” offerto dall’esecuzione a fiato, rende questo strumento particolarmente versatile, consentendo esecuzioni dalle timbriche elettroniche governate però dalla naturale imprecisione umana.
Nonostante la sua peculiare caratteristica, non ebbe il successo che i suoi sviluppatori (Jobst Peter Fricke, Wolfgang Voigt e Jürgen Schmitz) probabilmente si aspettavano e il rapido insediamento di strumenti di nuova generazione, arrivati negli anni ’80 e che consentivano di utilizzare periferiche di breath-control, in qualche modo hanno reso obsoleto il Variophon.
Tra il 1978 e il 1980 ne sono stati prodotti tre modelli diversi (che diventano quattro se includiamo il prototipo denominato Martinetta):
– Variophon Standard, dotato di altoparlante e uscita per cuffie;
– Variophon Spot, molto simile alla versione Standard ma senza altoparlante integrato
– Variophon Gig ossia la versione destinata agli studi di registrazione con l’unità di comando più complessa (ed ingombrante).

Sebbene oggi venga utilizzato poco più che occasionalmente, questo bizzarro strumento ha un sacco di estimatori. Molti di essi lo hanno conosciuto grazie al ruolo fondamentale che gli tocca in un disco importante come The Colour of Spring dei Talk Talk. Desiderosi di recuperare sonorità vintage, dopo la scorpacciata electro dei primi anni ’80, il tastierista e produttore Tim Friese-Greene e il cantante ed autore Mark Hollis decisero di utilizzare molti strumenti dimenticati come Mellotron, Sintetizzatori Kurzweil e, per l’appunto, Variophon, creando involontariamente la prima controtendenza produttiva che avrebbe portato al recupero di sonorità più “vere” nel panorama discografico degli anni seguenti, togliendo coraggiosamente dagli impicci chi cominciava a sentirsi limitato dall’uso coatto di sequencer e drum-machine.