technodelicymo2Artista: YMO (Yellow Magic Orchestra)
Etichetta: Alfa Records Inc.
Anno: 1981

Se l’avanguardia tecnologica del Giappone è qualcosa di universalmente rinomato, bisogna riconoscere che la Yellow Magic Orchestra si è distinta come uno dei suoi più illustri testimoni. Vi basti pensare che se Technodelic uscì nel 1981, quando in Europa il cosiddetto electro-pop cominciava a emergere timidamente dall’underground, il trio di Tokyo aveva già pubblicato ben altri quattro LP.
La loro proposta, inizialmente, era incentrata su una sorta di lounge music computerizzata volta a tributare i maestri dell’Exotica come Les Baxter e Martin Denny per poi evolvere verso un percorso alternativo a quello della musica pop occidentale e che sarebbe diventato tra i più influenti del XX secolo. Difatti, sebbene possano dire poco i nomi di Yukihiro Takahashi (batteria) e Haruomi Hosono (basso, tastiere), sicuramente tutti conosciamo quello di Ryuichi Sakamoto (tastiere) che di quell’esperienza ha fatto tesoro per diventare uno dei musicisti più acclamati del mondo (anche e soprattutto) occidentale, lavorando per il cinema e collaborando con un numero immenso di musicisti pop.

Dopo quattro album ottimamente accolti dalla critica, YMO pubblicarono un lavoro sorprendente e rivoluzionario come Technodelic che li traghettò verso una maggiore sintesi e un’accentuata vena sperimentale che avrebbe, per certi versi, influenzato molta della musica pop del decennio seguente.
Si tratta di un album essenzialmente innovativo, il primo disco di musica pop in cui i campioni (sample) vengono utilizzati in loop allo scopo di ottenere groove e sonorità mai sentite prima di allora.
Yellow Magic Orchestra seppero comprendere le potenzialità di un atteggiamento (quello del cut’n’paste) che avrebbe conquistato il mondo verso la fine degli anni ’80, per poi diventare un metodo imprescindibile non solo a livello di musica elettronica.
Il grosso del lavoro venne  effettuato con campionatore sviluppato e prodotto appositamente da Kenji Murata, un ingegnere della Toshiba che in seguito l’avrebbe brevettato e prodotto in modo industriale col nome LMD-649.
technodelicme2La batteria utilizzata era una drum machine Linn LM-1 mentre per l’utilizzo più raffinato dei sample venne impiegato l’avanguardistico Fairlight CMI come si può notare nel brano Neue Tanz, in cui è possibile udire il campione di un coro Kecak, oppure in Seoul Music dove viene elaborato il suono di un antico Gamelan integrato nella parte ritmica.
Technodelic contiene anche frammenti di “parlato” filtrati da una coppia di ricetrasmittenti, un “piano preparato” (Stairs), un sintetizzatore Prophet 5 e l’iconica batteria elettronica Roland TR-808 che in uno degli album precedenti la band utilizzò per la prima volta in assoluto in un disco.
In controtendanza col cospicuo utilizzo di strumenti elettronici, Hosono suona in quasi tutti i brani un basso elettrico, creando un formidabile impianto ritmico combinato con quello fornito dalle linee dei sequencers. Una pratica, questa, che sarebbe stata molto imitata negli anni seguenti da molte formazioni pop inglesi (The Human League, Orchestral Manoeuvres in The Dark ecc…)
Il successo internazionale, che si era affacciato con l’uscita del precedente BGM, venne risarcito con una maggiore cura nella scelta del linguaggio. Se fino a quel momento nella discografia YMO i brani cantati erano in minoranza, con Technodelic si cominciarono a curare molto anche le voci, focalizzando l’attenzione principalmente sulle liriche in inglese (scritte da Peter Barakan al quale viene anche offerto il ruolo di cantante solista nella traccia d’apertura Pure Jam) e quindi su un preciso studio vocale che tendesse a prediligere gli unisoni sulle armonie appena accennate.
Come consuetudine, anche in questo album i titoli delle canzoni sono stampati in copertina sia in grafema giapponese che nella sua traslitterazione occidentale. Per Technodelic, YMO iniziarono a “giocare” anche in questo ambito. In Seoul Music, per esempio, l’ideogramma 京城 si sarebbe dovuto trascrivere “Gyeongseong” (e non “Seoul”) che è il nome che la città aveva nel periodo in cui la Corea era sotto il dominio giapponese (1905 – 1945). Altre singolarità sono rappresentate da Light in Darkness (Luce nel buio), che viene indicata in giapponese unicamente con (Luce). 新舞踊 (Nuova Danza)  viene tradotto in tedesco (Neue Tanz) mentre 体操 (Ginnastica) appare con la semplice traslitterazione (Taisō).
Già titolare di un paio di album solisti oltre che della collaborazione coi Japan (Taking Island in Africa nell’album Gentlemen Takes Polaroids del 1980), Sakamoto cominciò ad esplorare in Technodelic alcune delle tipicità melodiche che svilupperà negli anni successivi con maggiore clamore. I due brani strumentali posti in coda al disco (前奏 e 後奏 / Prologo ed Epilogo), sono due sue composizioni che accennano alle qualità cinematiche della sua musica che, sviluppandosi sui sample “etnici” e orchestrazioni sintetiche, portano a quelle che ritroveremo qualche anno più tardi nella colonna sonora di Furyo.
Il resto dell’album porta ai massimi livelli il “concept” musicale della Yellow Magic Orchestra nel tentativo di discostarsi dai modelli “distopico-desolanti” del Kraut Rock tedesco, introducendo una via più sbarazzina per la musica elettronica.
Nelle intenzioni originali del trio c’era sicuramente anche quella di trovare una strada che fosse originale, al contrario di molte altre band giapponesi che si limitavano a scimmiottare i musicisti americani ed europei e, sebbene per Sakamoto fossero stati fondamentali i dischi di band tedesche come i Kraftwerk (e nonostante abbiano finito con l’influenzare in certi punti anche la musica di YMO), lo spirito fu sempre quello di porsi in perfetta antitesi col pop robotico dei tedeschi per ottenere una musica elettronica che fosse maggiormente indirizzata alla melodia.
Con Technodelic riuscirono nell’arduo compito di ottenere qualcosa di autoctono pur sposando certe tipologie compositive dei Kraftwerk, in particolare nell’uso minimale delle ritmiche e nelle sequenze melodiche ossessive e marziali tipiche delle officine Kling Klang.