ltac2Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 9 – Durata: 43:30
Genere: Pop Rock
Sito: http://www.lessthanacube.com
Voto: 7/10

Spiazza inizialmente il disco d’esordio dei torinesi Less Than a Cube.
Spiazza perché al primo giro sembra brancolare nel buio, rubacchiando a destra e a manca tra Gothic, New Wave, Shoegaze, Grunge e Metal, ma poi pian piano che le note scorrono e gli ascolti si moltiplicano, ci immerge in un mondo diverso, fatto di creature soffici, marciapiedi di stoffa e qualche pasticca colorata.
Questo disco riesce a inventare uno scenario moderno e nuovo utilizzando materiale riciclato. Ci sono le chitarre distorte del Rock, le ritmiche ossessive della New Wave,  gli atteggiamenti intellettuali del Post Rock e dei testi (purtroppo in inglese) che evocano universi onirici e cinematografici, tra nebbie, oscurità e mestizia.
Con una formazione da classico power trio (chitarra, basso e batteria) Fabio Cubisino, Alessia Praticò e Alessandro Mautino hanno messo in piedi un bellissimo progetto che è riuscito a coinvolgere, tra gli altri, anche Amaury Cambuzat,  che ha collaborato con entusiasmo al brano che la band ha scelto come singolo (Blue Grass), ma senza che gli Ulan Bator vengano in alcun modo evocati, a dimostrazione del fatto che Less Than a Cube riescono a godere di un’identità personale che non ha bisogno di mezzucci o stratagemmi per uscire allo scoperto.
La cosa interessante di questo lavoro è, come dicevo all’inizio, di saper coltivare l’affetto di chi ascolta con l’unico mezzo a sua disposizione, vale a dire la musica in esso incisa.
Una qualità che travalica qualsiasi tentativo di imporre cose diverse come tematiche, concetti e simbolismi che, una volta tanto, fungono solo da contorno lasciando che a mostrarsi nella sua sfavillante nudità sia solo la forma impeccabile in cui sono state messe in sequenza le note sul pentagramma.