Etichetta: OVO Sound – YoungMoney – CashMoney – BBK – Republic
Tracce: 20 –  Durata: 81:09
Genere: Rap, R&B
Sito: http://www.drakeofficial.com/
Voto: 6/10

Considerando che il precedente If You’re Reading This It’s Too Late appare nella discografia ufficiale come MixTape, Views rappresenta il primo vero album accreditato a Drake a tre anni da Nothing Was The Same del 2013.
Già attraverso la limatura al titolo originale, originariamente Views from The 6 (dove “the 6” rappresenta la sua città, Toronto), Views appare come un lavoro molto curato e definito. Talmente che in certi momenti si sente un eccesso di rigore vagamente inficiante per un genere libero-per-antonomasia come il Rap.
Drake gode in questi anni di una crescente e scintillante visibilità ed è probabile che  l’obiettivo fosse quello di creare con Views il “disco per i posteri” riuscendoci in parte ma commettendo un peccatuccio di presunzione caricando all’eccesso le digressioni liriche e limando ogni sbavatura sonora in favore di una debordante perfezione.
Se in altri ambiti questa esuberanza nelle rifiniture può rappresentare un plusvalore, nel caso della musica di strada suona vagamente fuori parte.
Intendiamoci: non stiamo parlando di un disco “finto” né per qualche verso scadente, la musica di Drake non punta troppo sul sociale e preferisce sondare i sussulti viscerali che concede a Views  molte frecce interessanti da scoccare, degne della miglior black music. A partire dai tre singoli (Hotline Bling, One Dance e Pop Style, tutti qui inclusi) che, negli ultimi mesi, hanno tenuto il nome del rapper canadese in testa alla lista delle superstar, l’album si sviluppa con metodi e stili piuttosto peculiari che confermano le sue qualità artistiche.
Se c’è un difetto (e, come avrete capito, c’è), è proprio di essere un album fuori misura, al quale bastava una piccola attenzione produttiva per sollevarne le sorti e farlo diventare un gioiello di genere.
drake_views2Un’ora e venti condotta con un metodo così uniforme, è inequivocabilmente in eccesso e finisce per lasciar trasparire una monotonia di fondo che attenua l’attenzione di chi ascolta già attorno alla metà dell’opera.
Drake si muove un po’ “alla vecchia maniera”, cercando di sfruttare il momento propizio, abbondando in presenzialismo anziché optare per strategie di sottrazione che ultimamente sembrano essere le più trendy. Il suo disco nuovo ne è l’evidente dimostrazione e, in particolare per chi non riesce a seguire fluidamente la lingua, risulta un tantino ostico.
Presi uno per volta, invece, i pezzi mettono in luce una brillante capacità di confezione. Tutti parlano chiaro, descrivendo Drake come uno dei più interessanti personaggi della black music odierna. La sua capacità di illustrare col linguaggio (musicale) tipico dei bassifondi, un mondo “diverso” come quello della grande città di Toronto, è chiaro ed esplicito almeno quanto la bella foto di copertina in cui l’autore appare microscopico seduto in cima all’immensa CN Tower.
L’introspezione e i turbamenti personali sono il filo rosso che unisce la produzione di Drake e sono anche un modo intelligente per distinguersi reinventando un “metodo” che, altrimenti, corre il rischio di rimanere imbrigliato in un ingeneroso cliché.

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