radiohead_moon2Etichetta: XL Recordings
Tracce: 11 – Durata: 52:33
Genere: Pop Rock
Sito: http://www.radiohead.co.uk
Voto: 7/10

Prima di affrontare A Moon Shaped Pool, è necessario fare i conti con il concetto di Radiohead. Concetto, sì, perché si tratta effettivamente di qualcosa che ormai esula dal mero criterio di “band”.
Radiohead è diventato un progetto a spettro molto ampio, l’unico nome nel panorama mainstream che abbia mantenuto un’attitudine e una condotta di stampo artistico. Queste uscite estemporanee, il bisogno di inventare un metodo per pubblicare i dischi che metta in luce il rispetto per la propria musica prima ancora che la necessità di venderla, è fondamentalmente qualcosa che può permettersi solo una band che, come i Radiohead, ha saputo gestire la sua storia in maniera completamente autonoma, anche a scapito di qualche formalismo di troppo, sia pure in seno alla macchina globale della musica pop.
Un metodo creativo che può anche aver perso un po’ della sua patina originaria ma che rimane inattaccabile nella sua primordiale fecondità.
A Moon Shaped Pool aziona leve di vario genere e Thom Yorke riesce anche a farsi da parte, quando il quadro lo richiede, lasciando emergere i colleghi in molte occasioni. In particolare è Johnny Greenwood a primeggiare. In  The Numbers, per esempio, la sua orchestrazione sonorizza un incubo che sembra l’opera di un pazzo: inizia e finisce in modo assennato e nel mezzo si lascia trascinare da un turbine di note. Anche Daydreaming (il cui bel video è stato affidato alle mani di Paul Thomas Anderson) ha un arrangiamento molto interessante, col piano che esegue una figura ad anello sulla quale si sovrappongono gli archi, stratificandosi verso un finale sorprendente e sui quali si adagia la dolente voce di Yorke.
Present Tense invece gioca con le armonie vocali, quasi morriconiane, spremendo le asperità della voce di Yorke, portata alle conseguenze estreme spegnendo o, meglio, rivoltando il ruolo della voce solista in un colore unico, svuotando l’emotività che, con composizioni come queste, potrebbe apparire stucchevole.
Un lavoro molto più complesso di quanto appare inizialmente e che ha unicamente il difetto di non lasciare spazio per respirare. Tutte le canzoni si adagiano su strutture molto chiuse, che godono di una concezione sperimentale nonostante l’ambizione di risultare popolari. Un proposito, questo, che non giova al prodotto finito che risulta piuttosto faticoso da seguire e che, in una mossa che riconduce al “concetto” artistico di cui parlavo in apertura, tiene in considerazione più la sostanza della forma.