strokes_fpp2Etichetta: Cult Records
Tracce: 4 – Durata: 19:36
Genere: Pop Rock
Sito: http://thestrokes.com/ 
Voto: 8/10

Non si sa come sia successo ma da band di culto, innovatori e anticipatori, The Strokes si sono via via trasformati in feticcio per indie-nerd, con dischi che osano più di quanto si sia disposti a credere e con apparizioni live centellinate, spacciate per eventi esclusivi più di quanto sia corretto credere.
Apparentemente defilati da un sistema che li stava fagocitando, accentuano più che possono le caratteristiche low-profile, sfuggendo la discografia maggiore e pubblicando, dopo tre anni dal chiacchierato Comedown Machine, niente più che un breve EP a quattro segmenti (di cui uno un remix), che propone una singolare visione della loro scuola musicale, fingendo di stare in disparte in un movimento nel quale sanno di avere ancora una certa influenza.
Future Present Past lascia a bocca aperta. Di primo acchito lascia perplessi per l’apparente sotto-tono ma l’ascolto è tutt’altro che ininfluente.
Pur senza contenere le  bombe Pop del disco precedente, si sente una superba capacità di mantenere le redini di un “sound” autografo, di quelli che poche band al mondo possono permettersi. Anche quando fanno il verso ai New Order (Drag Queen) il marchio rimane quello della propria ditta, l’intro sembra un omaggio ai mancuniani più illustri e in men che non si dica tutto ridiventa Strokes più di This Is It. Il disco non deborda in eccessi né da una parte né dall’altra: si conforma come un piccolo attestato di stile, rilascia adrenalina e endorfine in maniera lenta e costante, ha un potere ammaliante, sicuro e gongolante e noi, da questa parte delle casse, non riusciamo a dire di no. Lui finisce e noi lo rimettiamo a suonare: ci hanno fregati anche stavolta. E ne siamo lieti.