pb_serengeti2Etichetta: AlbumLabel
Tracce: 8 – Durata: 46:13
Genere: Elettronica
Sito: http://www.radiobongo.net/
Voto: 6/10

Otto brani, con durate che vanno dal minuto e mezzo al quarto d’ora abbondante, costituiscono l’ossatura dell’ameno racconto espresso da questo concept album, incentrato sulla migrazione animale nella pianura africana di Serengeti. Si tratta di una specie di rito secondo il quale migliaia di mammiferi si spostano autonomamente verso l’oceano per rientrare nell’entroterra sei mesi più tardi, col cambio della stagione e delle temperature.
Un fenomeno naturale che appare immediatamente affascinante e che influenza la fantasia di chi ha un animo artistico come Stephan Stephensen, musicista irlandese ex Gus-Gus che da qualche tempo si fa chiamare President Bongo.
Con titoli che evocano la rosa dei venti (in italiano), Serengeti è un album di musica strumentale perlopiù elettronica che esplora molti ambiti, con derive sperimentali ed altre più melodiche, riuscendo a far combaciare l’Ambient con l’IDM.
Con qualche ingenuità, nella maggior parte espressa da un concept piuttosto forzato, il disco riesce comunque a ritagliarsi alcuni momenti di brillante efficacia, in particolare nei brani lunghi (Greco e Tramontana) nei quali lo sviluppo delle composizioni si prende il tempo per apportare variazioni a scenari in grado di evocare il passaggio delle stagioni, tra vento e polvere, luoghi desolati e mari azzurri, vissuto dagli animali di Serengeti.
Purtroppo in altri momenti si percepisce la pressione di un metodo compositivo che rischia di apparire come un gioco virtuoso tutto a favore della forma a discapito della sostanza. Non che ci sia niente di particolarmente sgradevole in questo disco, sia ben chiaro, ma l’ascolto risulta spesso affaticato da una ricerca sonora perfetta e asettica (con occasionali eccezioni nei due lunghi brani già citati) che porta lontano dalla necessaria dimensione passionale.
In buona sostanza, per un progetto che dovrebbe evocare un evento di squassante potere emotivo, a Serengeti manca quel po’ di anima che potrebbe davvero fare la differenza.
La strada, però, è aperta e Stephensen ha sufficiente mestiere e talento da lasciarci sperare in una carriera dalle brillante prospettive.