afterhours_folfiri2Etichetta: Germi / Universal
Tracce: 18 – Durata: 93:23
Genere: Rock
Sito: http://www.afterhours.it 
Voto: 7/10

Sin dall’orchidea maculata in copertina, Afterhours hanno voluto mettere in luce il concetto alla base di Folfiri e Folfox che è, fondamentalmente, quello della “rinascita” o, se vogliamo, della (ri)partenza da una sorta di tabula rasa, segnata in prima linea dalla perdita.
Si è parlato molto del fatto che a ispirare le liriche dell’album sia stato principalmente il lutto che ha colpito Manuel Agnelli. La morte di suo padre è onnipresente, a partire dal titolo riferito alla chemioterapia, ma diventa spesso il viatico per esprimere altre “morti”, altre assenze e tutte le conseguenti variabili che portano ad opposti come vita, felicità, cura. Anche la nuova line-up, testata nel tour dell’anno scorso, è densa di arrivi e partenze, di addii e di benvenuti e si delinea come perfetta per interpretare un disco come questo.

Folfiri o Folfox non è un album semplice, già la sua lunghezza spalmata su due dischi rappresenta di per sé un ostacolo: l’album, fin dalla sua forma, chiede dedizione e impegno. La fortuna degli Afterhours di avere uno zoccolo duro di sostenitori disposti a dargliela è senz’altro una componente della quale devono aver tenuto conto.
Chi si avvicinerà alla band solo in questa occasione, magari incuriosito dalla popolarità che X-Factor concederà ad Agnelli, invece si troverà al cospetto di qualcosa di ostico -tra ballate verbose, brani strumentali (da provare: Cetuximab) e un palpabile eccesso di intimità- che renderà faticosa la comprensione delle regole e dei sussulti che l’hanno generato.

Per gli altri, invece, un lavoro come questo non potrà che apparire come logica conseguenza di un percorso artistico tra più longevi del nostro Rock.
Pur sostenuto dai movimenti emotivi dei testi di Agnelli, siamo al cospetto di un lavoro molto corale. A differenza del precedente Padania, che sembrava a tratti l’opera solista di Manuel, Folfiri o Folfox è un album in cui si percepisce un grande lavoro di gruppo dove le soluzioni ritmiche elaborate da Roberto Dellera con il nuovo batterista Fabio Rondanini non si accontentano di tenere il tempo e sguinzagliano soluzioni di arrangiamento anche ardite (Né pani, né pesci) e dove Stefano Pilia trova in Xabier Iriondo il miglior modo per abbandonarsi ad una sperimentazione inedita e intrigante (San Miguel si allinea agli esperimenti “contemporanei” già tentati ne I milanesi ammazzano il sabato).
Per il resto, il disco mette in scena il miglior metodo possibile per affrontare il Rock’n’Roll dopo i 50. La consapevolezza di non poter più contare sugli slogan rabbiosi della gioventù o sull’eccesso di distorsione, è gestita dagli Afterhours in maniera matura e assennata senza che questo comporti perdite di personalità o -peggio- li conduca su strade distanti anni luce dal progetto originario.
Ci sono elementi che faranno saltare sulla sedia, altri che ci consoleranno per un formidabile sgomento lisergico (magnifico D’Erasmo su Ophryx) e anche qualcosa che, inutile negarlo, potrà apparire in eccesso. Ma nessuno saprà rimanere indifferente a un album come questo. Folfiri o Folfox è un disco essenziale, nelle diverse accezioni del termine. Chi era sotto il palco nel 1995 o nel 1998 potrà anche sentirsi spiazzato, forse non ritroverà più “quella” magia ma, senza alcun dubbio, dentro quest’album ce n’è un’altra, più consona e più adulta, che entra nel cuore e poi nell’anima per insegnarci come affrontare anche il più travagliato dei mutamenti.
Un disco da cui partire e non ripartire. Un disco che non è perfetto ma che pone le fondamenta per un futuro che sicuramente lo sarà.