swans_glowing2Etichetta: Young Gods Records
Tracce: 8 – Durata: 118:21
Genere: Alt-Rock
Sito: http://swans.pair.com/
Voto: 8/10

Nonostante la sua durata (circa due ore) possa in qualche misura intimorire, il quattordicesimo album degli Swans appare già al primo ascolto come uno dei loro più accessibili. Le durate “importanti” dei brani sono giustificate da crescendo molto ben strutturati, sfruttati al fine di esprimere concetti apocalittici e poco rassicuranti.
Nello sforzo di ottenere un album che fosse più musicale e meno “performance” del solito, The Glowing Man si manifesta come un happening Rock che ha forse l’unico limite di circoscrivere il bacino d’utenza al circuito dei fan.
Certamente un gruppo come Swans ha la consapevolezza di rivolgersi a un pubblico di adepti  e sicuramente un disco come questo non aprirà le porte del grande pubblico.Ciò nonostante è molto probabile che The Glowing Man arrivi anche a qualcuno che fino ad oggi non aveva mai sentito nominare la creatura di Michael Gira.
Non si tratta di un disco di musica Pop ma, nella sua debordante complessità, cela un fascino misterioso e una serie di intriganti linee melodiche in grado di renderlo sinfonico e magniloquente alla maniera (analogia da prendere con la dovuta cautela) di Atom Earth Mother dei Pink Floyd (Cloud of Unknowing).
La musica degli Swans è sicuramente poliedrica: dietro la coltre di suoni che mette in scena, nasconde una profonda conoscenza della materia, capace di catalogare numeri da Night Club (People Like Us) e soluzioni di Post Punk in stile Nick Cave (Frankie M.) ma anche ballate di inusitata eleganza che incrociano l’immaginario di Bob Fosse con quello di Rainer W. Fassbinder (When Will I Return?).
Naturalmente, gli appassionati del lato greve della musica degli Swans non devono preoccuparsi. In loro soccorso arriva la lunghissima title track, autentica gemma di arrangiamento che abbina il noise più stordente con le distorsioni più squassanti, in un delirio cosmico e sonoro di rara potenza che contempla perfino un’autocitazione, ripescando un frammento di Bring The Sun del precedente To be Kind. Il pezzo si sviluppa in modo circolare, facendo entrare ed uscire loop strumentali e vocali (con Gira in forma smagliante) di forte impatto che trasfigurano ripetutamente la sua natura al servizio di una suite acida e corrosiva.
Subito dopo, in chiusura di album, Finally, Peace concede, sia pure a fatica, ciò che il titolo annuncia con un brano dal carattere Folk dall’incedere particolarmente marziale che assurge a perfetto atto finale di un’opera così complessa.
L’intenzione di Michael Gira di far vivere gli Swans, sia pure con una formazione ampiamente rinnovata, è sicuramente ripagata da un album che si presenta come uno dei più riusciti della loro storia e che dal vivo saprà dare il suo meglio, come al solito.