pornomusic2Sebbene il mercato della cinematografia porno abbia cambiato negli anni i canali e i metodi di divulgazione, passando dal cinema all’home video per arrivare ad Internet, c’è un aspetto che ha mantenuto una singolare peculiarità, creando a sua volta un mondo a parte e un immaginario molto ben delineato. Sto parlando delle colonne sonore, un filone musicale di tutto rispetto nonostante sia difficile tracciarne una “storia” a causa delle distribuzioni settoriali di questo genere di cinema. Questo post, infatti, non ha ambizioni filologiche ma solo il compito di una rapida panoramica.
Se vogliamo risalire agli albori di quella che viene definita “musica porno”, bisogna tornare agli anni ’60 quando alcuni registi indipendenti americani come Russ Meyer, iniziarono a produrre pellicole dense di contenuti erotici arricchite da musica originale ispirata tanto dal rock psichedelico quanto dal jazz. In Europa, invece, le pruderie messe in scena dai famosi Mondo Movie, originati dalla pellicola Mondo cane di Cavara, Jacopetti e Prosperi si basavano sulla formula del documentario, riprendendo molte scene di nudo al servizio di un criptico voyeurismo. La tipologia finto-documentaristica di questi film è probabilmente all’origine delle prime produzioni esplicitamente erotiche provenienti dalla Svezia. Tra cui il celebre Language of Love che, anche se spacciata come pellicola didattica, rimane fondamentale nello sviluppo della musica erotica grazie al commento sonoro composto per l’occasione da Mats Olsso.  La sua musica apparentemente asettica, combinata a una narrazione affidata a una voce impostata e inemotiva, riuscì nell’arduo compito di conferire a scene di sesso reale, un aspetto fintamente educativo necessario a celare il vero intento dei film per diventare velocemente iconica e tracciare l’esempio da seguire per altre pellicole anche più esplicitamente pornografiche.
Anche se è difficile trovare una origine certa, è molto probabile che il cinema Sexploitation americano assieme ai Mondo Movie europei, contengano il germe che ha dato l’imprinting di un genere arrivato fino ad oggi. Per stare sul generico, possiamo definire la musica da film porno come un misto indefinito di questi due mondi che, proprio per questo, combina in modo peculiare Jazz, Soul, Funky e Rock.
A ben guardare, fu proprio un misto di queste ispirazioni a generare quel melting-pot inconfondibile di generi che accompagna le pellicole hardcore dei decenni seguenti. Sebbene il termine non fosse ancora ufficialmente utilizzato, nel 1970 uscì il primo film con scene di sesso esplicite girato intenzionalmente con scopi pornografici: Mona – The Virgin Nymph, diretto nel 1970 dal regista Bill Osco ebbe un riscontro tale da generare una moltitudine di pellicole hard. Solo due anni dopo, nel 1972, il celebrato Gola Profonda alzò ulteriormente il livello delle produzioni porno e, grazie alle polemiche e agli scandali che seguirono l’uscita nei cinema, i nomi di Linda Lovelace (l’attrice protagonista) e Gerard Damiano (il regista) diventarono in breve tempo delle autentiche celebrità. La musica di Gola profonda è un perfetto esempio del genere ed è stata composta da un team di musicisti specializzati in colonne sonore i quali, però, non acconsentirono ad apparire nei titoli lasciando che lo stesso Damiano fosse accreditato come autore. Tra l’altro le (ottime) musiche del film vennero anche pubblicate su un album (in tempi recenti ripubblicato in versione remaster dalla piccola etichetta Light In The Attic) che ottenne un certo successo di vendite. Assieme a brevi spezzoni tratti dai dialoghi del film, il disco contiene brani molto interessanti, tra Soul, Funky, Jazz, Rock e Pop infarciti da gemiti, sospiri e orgasmi che avrebbero poi ispirato il filone Sexy della neonata scena Disco.
In Italia il primo film esplicitamente erotico (anche se uscì solo in versione censurata fino alla sua edizione integrale in DVD del 2004) fu Emmanuelle in America di Joe D’Amato (al secolo Aristide Massaccesi) che affidò il commento musicale a un musicista che, partendo proprio da qui, sarebbe diventato uno dei maggiori compositori (non solo italiani) di musica per il cinema: Nico Fidenco. Diventato un’icona del porno e pigmalione di pornostar come Marina Frajese, Selen, Eva Henger e Rocco Siffredi, D’Amato riuscì a lavorare con la crema dei musicisti italiani tra cui è necessario ricordare Stelvio Cipriani che firmò orgogliosamente gli spartiti per Orgasmo nero del 1980.
Durante il florido decennio degli anni ’80, quando il porno faceva numeri da capogiro furono in molti i musicisti disposti a prestare la propria opera nei commenti musicali e se da un lato cominciò a risentirne la qualità con brani sempre più anonimi e spesso riutilizzati per più pellicole, si rafforzò uno stile che diventò ancora più specifico e peculiare. In Italia le produzioni di Antonio D’Agostino si servivano di maestri come Ubaldo Continiello (Bathman dal pianeta Eros) mentre Gianni Mastichetti si accasò nella casa di produzione di Riccardo Schicchi (Cicciolina amore mio) assieme a  Paolo Rustichelli  che, dietro lo pseudonimo Jay Horus, sonorizzò molti film come l’indimenticabile Fantastica Moana, per poi dedicarsi anche alla canzone scrivendo per Ilona Staller alcuni brani pop come l’intramontabile Muscolo Rosso.
All’estero, fino agli anni ’90, furono molti musicisti a prestarsi al porno e alle regole delle sue colonne sonore. In particolare il mondo del Rock duro fu molto sensibile alla materia e gente come  Jonathan Davis (Korn), Rob Zombie Eddie Van Halen si sono spesso divertiti a sonorizzare cinema hard.
Anche Michael Penn (fratello di Sean), che ha convertito una avviata carriera di cantautore per dedicarsi alla musica per il cinema (Paul Thomas Anderson, Alan Cumming, Andrew Fleming, tra gli altri) ha mosso i primi passi in quest’ambito proprio al servizio del cinema pornografico.
La diffusione di Internet, a partire dalla metà degli anni ’90, riuscì a cambiare radicalmente il mercato. I nuovi metodi di diffusione, più frugali e specifici, costrinsero i produttori a limitare i costi, riducendo drasticamente anche le spese per i soundtrack, affidandosi a composizioni elettroniche home-made. Anche in questo caso, la scuola di riferimento rimane quella tipica del cinema hard, con software in grado di generare sequenze originali basate su librerie e loop preconfezionati realizzati sui modelli classici del genere.

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