paul_simon_stranger_to_stranger2Etichetta: Concord Records
Tracce: 11 – Durata: 38:15
Genere: Folk Pop
Sito: http://www.paulsimon.com/ 
Voto: 9/10

Ad artisti come Paul Simon, che hanno dato moltissimo alla musica popolare, inventando e reinventandosi, ricercando e sperimentando pur mantenendo una personalità molto spiccata, si tende a perdonare quasi tutto. Gli anni che passano, le ispirazioni che si assottigliano e il ricordo dei fasti del passato ci fanno passare sopra a qualche passo falso ed anche, a volte, a episodi di nessuna rilevanza.
Dopo il giustamente acclamato Graceland del 1986, Simon ha optato per pubblicazioni molto diradate che gli permettessero di lavorare su una ricerca musicale di tipo globale. Proprio il suo intuito di servirsi delle musiche del mondo gli ha consentito di realizzare lavori sempre molto interessanti sotto il profilo della ricerca ma, in qualche occasione, un po’ carenti dal lato della creatività. Glieli abbiamo concessi, certo, ma in fondo sapevamo che un autore così avrebbe potuto dare di più.
Con Stranger to Stranger, infatti, quel “di più” arriva: Paul Simon, 75 anni a ottobre, riscopre la sua vena pop, rivela la capacità tutt’altro che assopita di combinare il gusto per la canzone con le applicazioni di elementi curiosi ed empirici e pubblica uno dei migliori numeri del suo personale catalogo. L’utilizzo delle creazioni di Harry Partch o gli arrangiamenti di origine etnica, sapientemente affidati alle nuove leve della musica elettronica come il nostro Cristiano Crisci (aka Clap! Clap!) convocato da Simon per tre brani del disco (The Werewolf, Street Angel e Wristband), si uniscono alla scelta di (co)produttori d’avanguardia come Nico Muhly lasciando che la voce, la presenza e il gusto del titolare rimangano sempre in primo piano.
Guardare avanti, con la consapevolezza del proprio passato è stata la chiave per aprire il baule pieno di delizie che ha portato alla realizzazione di un album eccellente.
Paul Simon dimostra di avere ancora una buona penna e di essere in grado di scegliere i collaboratori con grande conoscenza della materia, principalmente quella per il suono.
Perché se Stranger to Stranger ha un tratto distintivo, è certamente quello legato alla ricercatezza delle sonorità. Come se lo sforzo principale sia stato al servizio di qualcosa che fosse resistente al tempo e in grado di rendere queste canzoni immortali già in fase di creazione. Sfruttando sicuramente il mestiere ma anche l’incommensurabile talento di riuscire a spostare le
prospettive verso qualcosa di insolito, Paul Simon si affida al concetto, efficace e tutt’altro che semplice, di scrivere musica che suoni familiare e, al tempo stesso, nuova, misteriosa e affascinante.
Un autore che, a quattro anni dal precedente album, dimostra che il sacro fuoco della creatività può anche assopirsi ma basta un piccolo soffio dal mantice giusto per tornare ad ardere alto e scoppiettante.