Etichetta: Blue Serge
Tracce: 13 – Durata: 65:18
Genere: Jazz Pop, Covers
Sito: https://www.facebook.com/SKAN-the-SKIN-795035057261849/
Voto: 7/10

Prodotto da Sergio Cossu per la sua Blue Serge, Never Too Soon to be Late è un disco che ripercorre la stagione florida del pop (soprattutto inglese) che negli anni ’80 ridisegnò l’intero panorama della musica di consumo. L’idea è venuta a Danilo Gallo e Kathya West i  quali, proprio con la precisa intenzione di celebrare un periodo specifico, hanno messo in piedi una formazione chiamata Skan The Skin, allo scopo di reinterpretarne i maggiori successi. Solo enunciando alcuni dei pezzi inclusi, da Save a Prayer (Duran Duran) e Mad World (Tears For Fears), passando per  Sweet Dreams (Eurythmics), The Power of Love (Frankie Goes to Hollywood) e True Colours (Cindy Lauper), sicuramente vi sentite proiettati in un preciso periodo storico (la prima metà degli anni ’80) ricordata spesso come quella in cui la musica genericamente definita Rock o Pop Rock (e che oggi verrebbe impropriamente chiamata Indie) ebbe il maggior collegamento con il mainstream. Gruppi come Eurythmics, Bronski Beat, Dead or Alive, Depeche Mode, Yazoo, A-Ha eccetera, godevano di rispetto da parte degli ascoltatori più esigenti ma producevano musica in grado di funzionare perfettamente tra il pubblico occasionale (che, soprattutto a quel tempo, muoveva i grossi numeri nelle vendite dei dischi).
skan_the_skin_12A dar manforte a Danilo e Kathya, un nugolo di musicisti di primordine (per la gran parte provenienti dall’area del nuovo Jazz italiano) tra cui Valerio Scrignoli (Chitarre), Enrico Terragnoli (Chitarre, banjo, flauto…)
Nelide Bandello (Batteria e percussioni), Massimiliano Milesi (Sax), Alessandro “Asso” Stefana (Chitarra steel), Vincenzo Vasi (Theremin) e molti altri.
Gli arrangiamenti sono tutti piuttosto coraggiosi sia pure, in alcuni casi, rispettosi delle partiture originali, come se si trattasse di rimettere in gioco principalmente le emozioni. Un gioco rischioso ma inevitabile per chi ha nel proprio DNA la musica di quegli anni e cada nella legittima tentazione di confrontarsi con quel passato sapendo di poterlo condividere con un’intera generazione.
L’operazione ha più che altro il sapore dell’imbellettamento, non è restauro né nostalgia. Skan The Skin avevano voglia di ballare con You Spin me Round (Like a Record) ma non volendo indossare gli abiti neri coi crocifissi né eccedere con l’eye-liner, l’hanno rimessa in piedi portandola nel 2016 come se quella dei Dead or Alive non fosse mai esistita. La band è inferocita e sembra accanirsi sulla nostalgia. Si prende la briga di intaccare tutti gli appigli malinconici e di cancellarli con estrema perizia.
Se temete di rimanere impigliati nella morsa dei “bei tempi andati”, rilassatevi perché Never Too Soon to be Late è la prova tangibile che il tempo guarisce tutto.

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